L’India volano per l’Italia: ad Urso piace l’export, accordo con Delhi e Nairobi sull’IA in Africa

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il percorso di avvicinamento tra il sistema produttivo italiano e il mercato indiano, sancito a fine gennaio dalla firma dello storico accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e Nuova Delhi, sembra aver trovato all’AI Impact Summit la sua prima, concreta piattaforma di decollo. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, presente alla due giorni nella capitale indiana in rappresentanza della presidente del Consiglio, ha delineato scenari di crescita importanti per l’export nazionale, forte di una tendenza che, come ha dichiarato lo stesso ministro, ha già visto un incremento di quasi il dieci per cento nell’ultimo anno nonostante le turbolenze del commercio globale. Con l’entrata in vigore del trattato, prevista per la fine del 2026, l’obiettivo, ha ribadito Urso incontrando i rappresentanti delle imprese italiane attive nel Paese, diventa quello di puntare al raddoppio delle esportazioni nel prossimo triennio, approfittando della drastica riduzione dei dazi e della rimozione di alcuni ostacoli non tariffari che finora hanno limitato la penetrazione di settori chiave del Made in Italy, dalla meccanica strumentale all’automotive, passando per i comparti dell’alimentare e del lusso -2.

Ma la partita che si gioca a Nuova Delhi non è esclusivamente commerciale, e il ministro lo ha dimostrato formalizzando, a margine dei lavori del summit, un’intesa strategica che allarga il perimetro dell’influenza italiana ben oltre i confini indiani. L’accordo trilaterale siglato con il ministro indiano per l’Elettronica e le Tecnologie dell’Informazione, Ashwini Vaishnaw, e l’omologo keniota William Kabogo Gitau, punta infatti a sviluppare le infrastrutture per l’intelligenza artificiale nel continente africano, inserendosi a pieno Titolo nel quadro del Piano Mattei voluto dal governo -1-6. L’iniziativa, promossa attraverso l’AI Hub for Sustainable Development del Mimit, rappresenta un tentativo ambizioso di costruire percorsi strutturati per l’adozione dell’IA, a partire dall’avvio, già in questo 2026, di quindici casi d’uso prioritari ad alto impatto. Particolare attenzione, in questa cornice, verrà dedicata allo sviluppo della voice AI nelle lingue locali, uno strumento pensato per abbattere le barriere linguistiche e democratizzare l’accesso ai servizi digitali per milioni di persone -7.

Il grande gioco dei big tecnologici tra investimenti e diplomazie

Sullo sfondo delle dichiarazioni ufficiali e degli accordi intergovernativi, il vertice di Nuova Delhi ha offerto il palcoscenico per un confronto serrato tra i colossi mondiali dell’intelligenza artificiale, chiamati a raccolta dal primo ministro indiano Narendra Modi. E se da un lato il padrone di casa Mukesh Ambani, alla guida di Reliance Industries, ha annunciato un piano d’investimenti faraonico da dieci trilioni di rupie — equivalenti a circa centodieci miliardi di dollari — per la costruzione di data center e infrastrutture energetiche rinnovabili nei prossimi sette anni -4-9, dall’altro le telecamere hanno immortalato momenti di significativo imbarazzo tra i due principali rivali del settore. Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, e Dario Amodei, alla guida di Anthropic, si sono infatti ritrovati vicini sul palco in occasione della photo opportunity conclusiva, ma a differenza di tutti gli altri presenti hanno evitato accuratamente di stringersi la mano, un gesto che non è sfuggito agli osservatori e che la dice lunga sulla competizione, a tratti aspra, che caratterizza il settore dell’IA generativa -4.

Nonostante le frizioni personali, il fronte dei big della tecnologia sembra compatto nel riconoscere il ruolo centrale che il mercato indiano è destinato a ricoprire. Lo stesso Altman, intervenendo all’esposizione, ha ribadito l’urgenza di stabilire regole chiare per governare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, paragonandola per potenza ad altre tecnologie rivoluzionarie e sottolineando come l’India possa diventare uno dei mercati di riferimento a livello globale -3-8. Parole, le sue, che riecheggiano quelle del ministro Urso: al di là delle alleanze o delle rivalità tra ration, è il momento dell’India per chiunque voglia fare impresa e innovazione. Le aziende italiane, da Sparkle — impegnata nel progetto strategico del cavo sottomarino Blue Raman che collegherà Mumbai a Genova — a Stellantis, passando per Almaviva e numerose startup dell’innovazione, sembrano aver già raccolto l’invito, ritagliandosi uno spazio in un ecosistema tra i più dinamici e ricettivi al mondo -2.

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