Btp a tre anni, il rendimento scende al 2,48% nell'asta da 4 miliardi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il ministero dell'economia e delle finanze ha collocato oggi, martedì 13 gennaio, la prima tranche del nuovo Btp triennale che andrà a scadere il 15 marzo del 2029, un'operazione che ha visto il Tesoro incassare complessivamente quattro miliardi di euro. L'importo assegnato, che si posiziona al massimo della forchetta indicata in precedenza dallo stesso dicastero, riflette una domanda da parte degli investitori pari a 5,816 miliardi, un dato che ha prodotto un rapporto di copertura di 1,45 volte l'offerta.

Il rendimento in calo di 11 punti base

L'elemento più significativo dell'asta, che molti analisti osservavano con attenzione per coglierne gli orientamenti di mercato, riguarda il rendimento del Titolo, fissatosi al 2,48% e segnando così un deciso calo di 11 punti base rispetto all'analoga operazione del mese scorso. Questo ribasso, che alcuni considerano una naturale conseguenza delle attese sugli scenari monetari, segnala un contesto finanziario in evoluzione, nel quale la domanda per il debito pubblico italiano mostra una sostanziale solidità. Il titolo, identificato dal codice ISIN IT0005689960, garantirà ai sottoscrittori una cedola annua lorda del 2,4%.

Le quotazioni sul Mot del Btp a più lunga scadenza

Parallelamente all'emissione del triennale, da oggi è anche quotato ufficialmente sul Mot, il Mercato Telematico delle Obbligazioni di Borsa Italiana, il Btp con scadenza marzolina del 2033. Si tratta del titolo, con ISIN IT0005689994, che era stato collocato pochi giorni fa, l'8 gennaio, raccogliendo richieste per circa 150 miliardi a fronte di un'emissione da 15 miliardi. Quello che offre una cedola lorda annuale del 3,15%, la cui prima rata semestrale, calcolata al tasso dello 0,513398%, sarà staccata già il prossimo 15 marzo.

Il contesto finanziario e le prospettive immediate

L'esito dell'asta odierna, con il suo rendimento in discesa, si inserisce in un quadro internazionale complesso, dove le decisioni delle banche centrali e le dinamiche geopolitiche – inclusa la nuova amministrazione a Washington con il presidente Donald Trump – continuano a influenzare i mercati obbligazionari globali. L'operazione, nel suo complesso, conferma l'esistenza di un interesse strutturato verso i titoli di Stato italiani, un interesse che permette al Tesoro di finanziarsi a costi contenuti, sebbene le fluttuazioni restino, com'è ovvio, una costante di questi mercati.

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