Trump lancia il T1 Phone, lo smartphone "patriottico" made in Usa: tra sogno industriale e marketing
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Redazione Economia
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Mentre la politica americana continua a essere un teatro di gesti simbolici, Donald Trump ha deciso di sfidare non solo i rivali democratici ma anche le leggi del mercato globale, presentando il T1 Phone: uno smartphone che, a suo dire, sarebbe interamente prodotto negli Stati Uniti. Un’affermazione che, però, stride con la realtà delle supply chain tecnologiche, dominate dalla Cina e da pochi altri attori. "Un telefono per patrioti", lo ha definito durante il lancio alla Trump Tower, con tanto di bandiera americana sul retro e finiture dorate. Peccato che, secondo alcune analisi, sotto il guscio patriottico si nasconda un banale Wingtech REVVL 7 Pro 5G, modello cinese venduto a meno di 200 dollari.
L’operazione, più che un tentativo di rivoluzionare l’industria tech, sembra rientrare nella lunga serie di branding experiments che hanno caratterizzato la carriera del tycoon. Dagli anni Ottanta, quando provò a lanciare una compagnia aerea di lusso, alle bistecche con il suo nome, fino ai prodotti per la casa annunciati di recente, Trump ha sempre sfruttato la propria immagine per trasformare qualsiasi oggetto in un status symbol per la base elettorale. Il T1 Phone, venduto a 499 dollari, promette specifiche tecniche di fascia alta — display da 120 Hz, 12 GB di RAM — ma resta il dubbio che si tratti più di un gadget politico che di un reale competitor tecnologico.
Gli esperti di produzione industriale, del resto, non hanno dubbi: ricreare sul suolo americano una filiera completa per gli smartphone richiederebbe investimenti colossali e anni di sviluppo. Apple, nonostante gli sforzi per diversificare la produzione, dipende ancora in larga parte dalla Cina. Trump, che durante la sua presidenza aveva imposto dazi sui prodotti tech cinesi, sembra ora voler cavalcare l’onda del Made in USA come manifesto politico, anche a costo di semplificazioni.




