Trump lancia il suo smartphone "patriottico", ma il made in Usa è un'illusione
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Redazione Economia
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Mentre la campagna elettorale americana si avvicina al suo culmine, Donald Trump ha deciso di scommettere su un prodotto che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe incarnare il sogno di un'America autosufficiente: il T1 Phone, uno smartphone presentato come "interamente fabbricato negli Stati Uniti". Un'affermazione che, però, stride con la realtà delle catene di approvvigionamento globali, dominate da anni dalla Cina.
Il dispositivo, venduto a 499 dollari e in uscita tra agosto e settembre 2025, sfoggia un design dorato con la bandiera americana incisa sul retro, un display da 6,78 pollici e specifiche tecniche apparentemente competitive. Peccato che, come hanno già notato alcuni analisti, sotto la superficie si nasconda un Wingtech REVVL 7 Pro 5G, un modello cinese dal costo di appena 170 dollari. Una scelta che solleva dubbi sulla reale "americanità" del prodotto, nonostante le dichiarazioni trionfalistiche.
Del resto, non è la prima volta che Trump sfrutta il proprio nome per lanciare prodotti brandizzati. Dagli anni Ottanta, quando provò a conquistare il mercato con una compagnia aerea di lusso, fino alle bistecche e ai vodka a suo marchio, il tycoon ha sempre saputo trasformare la propria immagine in un business. Con risultati alterni, spesso fallimentari.
Ora, però, il T1 Phone non è che il primo passo di una strategia più ampia. Sono già in cantiere, infatti, una linea di elettrodomestici e articoli per la casa firmati Trump, destinati a un pubblico fedele alla retorica "America First". Una mossa che, al di là del successo commerciale, sembra puntare più sul simbolismo che sulla sostanza.




