Trump ci prova anche con la telefonia mobile: il T1 è un adattamento di un modello cinese
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Redazione Economia
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Mentre cerca di ritagliarsi il ruolo dello statista che guida l’America in un mondo sempre più instabile, Donald Trump non rinuncia a espandere il suo impero commerciale. L’ultima mossa, annunciata il 16 giugno 2025 in una presentazione alla Trump Tower, riguarda l’ingresso nel mercato della telefonia mobile con Trump Mobile e il suo primo smartphone, il T1. La data non è casuale: cade esattamente dieci anni dopo la sua prima candidatura alla Casa Bianca, un dettaglio che conferma come il branding politico sia ormai parte integrante della strategia d’impresa della famiglia.
Il dispositivo, venduto a 499 dollari, è stato descritto come «orgogliosamente progettato e costruito negli Stati Uniti», ma le apparenze ingannano. Dietro lo schermo luccicante e il logo dorato si nasconde un prodotto già esistente, realizzato in Cina e commercializzato altrove a un prezzo molto più basso. Un’operazione che ricorda da vicino altre iniziative della Trump Organization, dove il nome conta più della sostanza.
Il T1 funziona con Android, il sistema operativo di Google, e sarà disponibile da agosto, sebbene non sia fabbricato direttamente dalla società di Trump. I suoi figli, che gestiscono l’azienda, hanno puntato tutto sul messaggio identitario, trasformando lo smartphone in un oggetto di culto per una certa fascia di elettorato. Ma in un mercato dominato da colossi come Apple e Samsung, dove la concorrenza si gioca su innovazione e prezzi aggressivi, non è chiaro quanto spazio possa trovare un prodotto che, al di là del nome, offre ben poco di nuovo.




