Addio a John Robertson, il tocco di velluto che regalò l'Europa al Nottingham Forest
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Redazione Sport
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Il mondo del calcio, in un giorno di festa, apprende una notizia che spezza il ritmo delle celebrazioni. A 72 anni ci lascia John Robertson, una leggenda non solo per il Nottingham Forest ma per l'intero movimento, un giocatore il cui talento, definito dal suo stesso club "ineguagliabile", ha scritto alcune delle pagine più fulgide e improbabili della storia del pallone. La sua scomparsa, annunciata proprio nel giorno di Natale, riporta alla mente un'epoca in cui una squadra di provincia, guidata da una mente tattica straordinaria, riuscì a dominare il vecchio continente con un gioco collettivo impeccabile e il genio individuale di uomini come lui.
La pennellata decisiva a Wembley
Robertson, scozzese di Uddingston, non era un'ala nel senso tradizionale del termine: la sua corsa non era esplosiva, preferendo un'andatura che nascondeva una percezione del gioco e una precisione nei passaggi fuori dall'ordinario. Era il regista dalla fascia, colui che dettava i tempi e decideva gli esiti. La sua fama, al di là della Manica, è legata indissolubilmente a quella notte del 28 maggio 1980 allo stadio Santiago Bernabéu. In una finale di Coppa dei Campiani contro l'Amburgo, un suo tiro rasoterra, pulito e chirurgico, superò il portiere Rudi Kargus fissando il risultato sull'1-0. Quel gol, siglato con il destro, consegnò al Forest la sua seconda Coppa dei Campioni consecutiva, un'impresa che ancora oggi risuona nella storia della competizione.
L'architetto silenzioso di un mito
Quel trionfo a Madrid non fu un caso isolato, ma il coronamento di un ciclo straordinario. L'anno precedente, nella prima vittoria continentale a Monaco di Baviera contro il Malmoe, sempre per 1-0, fu proprio Robertson a fornire l'assist per il gol decisivo. Il suo contributo, dunque, fu sempre determinante nei momenti culminanti, pur nella sua proverbiale umiltà. Quel periodo d'oro, che vide il Nottingham Forest conquistare anche il campionato inglese nella stagione 1977-78, fu costruito su giocatori dalla mentalità ferrea e su una coesione unica, di cui Robertson, con la sua devozione al club, era uno dei pilastri fondamentali.
Un ricordo che va oltre i trofei
Oltre ai successi con il club, un altro momento indelebile della sua carriera con la maglia della Scozia resta la vittoria per 2-1 contro l'Inghilterra a Wembley nel 1977, in cui Robertson fu protagonista assoluto. La sua figura, spesso descritta con epiteti artistici che richiamavano la sua eleganza in campo, rimane per i tifosi e per gli appassionati il simbolo di un calcio fatto di intelligenza, precisione e una rara capacità di decidere le partite più importanti con gesti essenziali ma di incommensurabile valore. La sua eredità non è fatta solo di trofei, ma della dimostrazione che il talento puro, unito all'umiltà, può costruire leggende durature.




