Striscia la notizia, dopo 38 anni l'addio è più vicino: le ultime indiscrezioni

Striscia la notizia, dopo 38 anni l'addio è più vicino: le ultime indiscrezioni
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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L'ipotesi che Striscia la notizia possa chiudere i battenti dopo trentotto anni di onorata carriera è un'eventualità che, sebbene non ancora ufficializzata, appare sempre più concreta. A rilanciare l'indiscrezione, come spesso accade in questi casi, è stato Giuseppe Candela sul suo blog Dagospia, che parla di una decisione ormai segnata dalla cancellazione del tg satirico di Antonio Ricci dai palinsesti Mediaset.

L'eco di questa notizia si è diffusa rapidamente, alimentando un dibattito che va ben oltre il semplice dato di ascolto e che tocca il cuore stesso della televisione italiana, un'industria che con questo programma ha imparato a prendersi (spesso) in giro. In attesa di una comunicazione ufficiale che possa fugare ogni dubbio o, al contrario, confermare il timore dei numerosi fan, la sensazione è quella di assistere al crepuscolo di una delle ultime grandi invenzioni del piccolo schermo nostrano.

Le parole di Pier Silvio e il peso dei numeri

Il destino del tg satirico sembra essere stato segnato da una serie di fattori che, combinati tra loro, hanno reso sempre più complicato trovare una collocazione ideale per il programma. Durante la presentazione dei palinsesti per la stagione 2026-2027, tenutasi il 9 luglio scorso, l'amministratore delegato di MFE, Pier Silvio Berlusconi, aveva usato parole che suonavano come un commiato: «Per quanto riguarda Striscia la Notizia e Antonio Ricci, stiamo facendo tutte le valutazioni del caso. Ad oggi siamo a questo punto e non ho altre informazioni da darvi».

Una frase che, nella sua apparente neutralità, lasciava intravedere scenari ben precisi, soprattutto alla luce del trionfo de La Ruota della Fortuna, condotta da Gerry Scotti, che ha conquistato la fascia dell'access prime time con numeri che hanno cambiato gli equilibri della rete.

Per cercare di salvare il programma, Mediaset aveva tentato la carta del prime time, collocando Striscia il giovedì sera per cinque puntate a partire dal 22 gennaio 2026, un esperimento che aveva fatto registrare picchi di ascolto notevoli, come il 18,6% di share e 2,7 milioni di spettatori per la prima puntata, ma che non era riuscito a consolidarsi nel tempo, assestandosi su una media di 1,9 milioni di spettatori e il 12,8% di share.

L'indiscrezione di Dagospia e il paradosso social

Proprio l'articolo di Dagospia, ripreso poi da numerose testate, ha dato forza alla tesi della chiusura imminente, descrivendo le valutazioni in corso come orientate tutte nella stessa direzione: quella della cancellazione. In un contesto televisivo in cui i programmi vivono o muoiono in base agli ascolti, il tentativo di rilancio in prima serata non ha convinto appieno e, con La Ruota della Fortuna ormai saldamente ancorata all'access, le possibilità di un ritorno di Striscia nella sua collocazione storica si sono fatte sempre più flebili.

Eppure, a rendere la vicenda ancora più paradossale è il dato relativo al successo social del programma, che, come evidenziato da Il Messaggero, continua a macinare visualizzazioni e a piazzarsi nelle classifiche dei contenuti più visti, quasi a dimostrare che, fuori dal palinsesto televisivo, il marchio e l'immagine di Striscia siano ancora fortissimi.

Un risultato che solleva un interrogativo: quanto può valere la popolarità digitale se non si traduce in ascolti televisivi sufficienti a giustificare la presenza in un palinsesto generalista? Forse la risposta a questa domanda è proprio ciò che sta portando Mediaset a prendere una decisione così drastica.

Da Ricci a Iacchetti: la fine di un'era televisiva

La possibile chiusura di Striscia non rappresenterebbe soltanto la fine di un programma, ma la conclusione di un intero capitolo della storia della televisione italiana. Nato nel lontano 1988, il tg satirico di Antonio Ricci ha rivoluzionato il linguaggio televisivo, mescolando informazione, satira e denuncia sociale con un'ironia graffiante che ha saputo prendere di mira politici, potenti e persino i vertici della stessa Mediaset, costruendo una credibilità che poche altre trasmissioni hanno saputo raggiungere.

Proprio il suo ideatore, in un'intervista al settimanale Sette, rifletteva sul futuro del format, affermando che «tutte le cose devono avere una fine, ma una trasmissione come Striscia è irripetibile». E a conferma del legame profondo che lega il pubblico al programma, basti pensare alle parole di Enzo Iacchetti, che, poche settimane fa, si era dichiarato disponibile a proseguire l'avventura anche con «solo due luci e una velina», un'immagine che restituisce la dimensione affettiva e quasi artigianale che il tg satirico ha saputo mantenere nel tempo.

Il fatto che né Ezio Greggio né Iacchetti siano stati confermati nei nuovi palinsesti sembra, tuttavia, chiudere definitivamente questa possibilità, lasciando spazio a una riflessione amara su come un prodotto così iconico possa essere accantonato.

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