Striscia la Notizia, la fine di un'era? La cancellazione dopo 38 anni sembra sempre più vicina
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L'era del tg satirico più longevo d'Italia potrebbe essere giunta al capolinea. Secondo quanto riportato da Dagospia, le valutazioni interne a Mediaset sul futuro di Striscia la Notizia sarebbero ormai orientate verso una sola direzione: la cancellazione definitiva del programma dai palinsesti dopo trentotto anni di onorata carriera. Una decisione che, se confermata, segnerebbe la fine di un'epoca per la televisione italiana, chiudendo le porte a uno dei format più iconici e rivoluzionari mai concepiti nel nostro Paese.
Le recenti dichiarazioni di Pier Silvio Berlusconi, rilasciate in occasione della presentazione dei nuovi palinsesti Mediaset per la stagione 2026-2027, avevano già acceso i riflettori sulle sorti del programma. L'amministratore delegato, interpellato sul destino della creatura di Antonio Ricci, si era limitato a dichiarare: "Stiamo facendo tutte le valutazioni del caso, ad oggi non abbiamo altre informazioni". Parole che, nella loro prudenza, lasciavano intendere come la situazione fosse tutt'altro che rosea per il tg satirico.
A confermare i timori, l'assenza del nome di Striscia la Notizia tra i programmi confermati per la prossima stagione, con i conduttori Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti che non figurerebbero nei piani futuri dell'azienda di Cologno Monzese.
Il peso di un successo: La Ruota della Fortuna che ha cambiato gli equilibri
Quella che per molti potrebbe apparire come una scelta drastica affonda le sue radici in una precisa congiuntura di ascolti e strategie di palinsesto. Il fulcro del problema risiede nell'access prime time di Canale 5, fascia storica in cui Striscia la Notizia ha regnato per quasi quattro decenni. Nell'ultimo anno, però, l'arrivo de La Ruota della Fortuna condotta da Gerry Scotti ha sconvolto ogni previsione, conquistando il pubblico con numeri straordinari che hanno messo in difficoltà persino il solido competitor di Rai 1, Affari Tuoi.
Il successo del quiz si è rivelato così travolgente da rendere la sua collocazione in palinsesto pressoché intoccabile, spingendo Mediaset a cercare una nuova collocazione per il suo storico tg satirico.
Il tentativo di rilanciare Striscia in prima serata, con cinque puntate speciali andate in onda a partire dal 22 gennaio 2026, non ha tuttavia prodotto i risultati sperati. Se il debutto aveva fatto segnare un incoraggiante 18,6% di share con oltre 2,7 milioni di spettatori, il dato medio delle cinque serate si è poi attestato su un più deludente 12,8% di share, con una media di 1.912.000 telespettatori.
Numeri che, seppur non disprezzabili in assoluto, non sono stati sufficienti a convincere la dirigenza a puntare su un rilancio in pianta stabile del format in una fascia tanto delicata e competitiva come quella del prime time.
Antonio Ricci, il pragmatismo e le "valutazioni del caso"
La possibile chiusura getta un'ombra anche sul rapporto tra l'ideatore del programma, Antonio Ricci, e il vertice aziendale. In una lunga intervista rilasciata al settimanale Sette, lo stesso Ricci aveva respinto con forza, già all'inizio dell'anno, l'ipotesi di una cancellazione, definendola "un'ipotesi impensabile" e rivendicando i successi della sua creatura, ancora tra i programmi più visti di Canale 5 dopo quelli di Maria De Filippi.
Nel colloquio, l'autore aveva anche rivelato un retroscena sui rapporti con l'amministratore delegato: "In tutta la mia vita non l'ho mai visto cinque minuti a quattr'occhi", aveva dichiarato, aggiungendo con una punta di ironia che, forse, era meglio che ci fosse sempre un testimone durante i loro incontri.
Le sue parole tradivano un approccio estremamente pragmatico alla professione: "Se interessa la mia trasmissione la faccio. Se non interessa va bene lo stesso. Non ho esclusiva". Un pragmatismo che si era manifestato anche nelle settimane precedenti al tentativo in prima serata, quando Ricci aveva accettato la nuova sfida senza riserve.
Tuttavia, la realtà dei fatti e i numeri degli ascolti sembrano ora aver avuto la meglio, portando avanti quelle "valutazioni del caso" che il patron di Mediaset aveva solo accennato in pubblico e che, secondo le indiscrezioni, avrebbero condotto a un bivio senza ritorno per il tg satirico.
Il paradosso digitale di un marchio che sopravvive al video
Nonostante il futuro in televisione appaia segnato, il marchio Striscia la Notizia continua a mantenere una straordinaria vitalità sul fronte digitale. A testimoniarlo sono i numeri del successo social, che vedono il programma piazzarsi al sesto posto nella classifica dei video più visti, e il flusso costante di segnalazioni che la redazione riceve attraverso il servizio Sos Gabibbo, con oltre quattromila richieste di intervento solo nel mese di marzo.
Il tg satirico continua a generare contenuti quotidiani sul proprio sito, a condividere clip storiche e a rimanere un punto di riferimento per una fetta di pubblico che lo cerca anche al di fuori della messa in onda tradizionale.
Un paradosso che fa riflettere: il programma è capace di tenere banco sui social e di attrarre l'attenzione dei cittadini, ma questa rilevanza non si è tradotta in un ritorno economico e in termini di ascolti tale da convincere un'azienda come Mediaset a garantirgli una sopravvivenza in palinsesto.
Le parole di Enzo Iacchetti, che poche settimane fa aveva dichiarato di essere disponibile ad andare avanti "con solo due luci e una velina", suonano oggi come il malinconico epitaffio di una televisione che, quella di Striscia, è stata capace di inventare un linguaggio, ma che forse non è più in grado di riconoscere il valore di quel linguaggio stesso se non declinato in canoni di ascolto tradizionali.




