Striscia la notizia, un ritorno in tv tra ascolti e polemiche
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il ritorno in prima serata su Canale 5 di "Striscia la notizia", dopo un periodo di assenza dai palinsesti del network, si è configurato come un evento mediatico dai risultati contraddittori, i quali, se da un lato registrano numeri importanti in termini di share, dall'altro aprono interrogativi sulla capacità del format di rinnovarsi. La trasmissione di Antonio Ricci, infatti, ha ottenuto un riscontro di pubblico pari a 2,8 milioni di spettatori, corrispondenti a una percentuale del 18.6%, un dato che, seppur rilevante, non sembra aver colmato alcune aspettative interne, considerato il prestigio della nuova collocazione oraria. Il programma, che pure si ripresenta con una veste grafica rinnovata, appare ancorato a un modello ormai consolidato, mostrando poche innovazioni sostanziali nel suo impianto satirico e di controinformazione, un aspetto che ne solleva la tenuta nel lungo periodo in un panorama televisivo in continua evoluzione.
Le reazioni del web e la questione Iacchetti
La polemica, del resto, non si è limitata alla sfera degli ascolti ma ha investito soprattutto il territorio digitale, dove il ritorno di Enzo Iacchetti in veste di conduttore ha scatenato un fiume di commenti critici. Molti utenti, memori delle dichiarazioni televisive dell'artista riguardo al conflitto israelo-palestinese, hanno espresso un netto rifiuto, dichiarando di aver cambiato canale o di voler abbandonare la rete di Mediaset in segno di protesta. Le reazioni, spesso caustiche e volutamente iperboliche nel calcolare uno "share" simbolico composto da categorie politiche e sociali precise, hanno evidenziato come la figura del presentatore sia diventata un elemento divisivo, capace di polarizzare il pubblico e di offuscare, per alcuni, il contenuto stesso della trasmissione. Una frattura che il programma dovrà gestire, conscio del fatto che l'eco dei social network oggi contribuisce a definire la percezione di un prodotto televisivo.
Il nodo dell'informazione nell'era digitale
Proprio sul rapporto con il web e la sua natura, Antonio Ricci è intervenuto in una recente occasione, affrontando il tema spinoso delle fake news e del ruolo della satira. L'ideatore di "Striscia" ha respinto l'idea che la rete possa essere considerata l'unico strumento di controinformazione, sottolineando come il problema risieda proprio nella difficoltà di districarsi in un "impasto venefico" di notizie false. Secondo Ricci, qualunque tentativo di smentita rischia di essere fagocitato da quel meccanismo, rendendo necessario un atto di discernimento critico da parte del cittadino, il quale deve compiere lo sforzo di analisi per distinguere la verità dalla truffa. Un monito che, implicitamente, ribadisce la missione del suo tg satirico, chiamato a navigare in acque sempre più agitate dalla disinformazione.
Un format alla ricerca di un nuovo equilibrio
La questione di fondo, al di là dei dati Auditel e delle controversie, rimane dunque la capacità del programma di mantenere la sua rilevanza in un ecosistema mediale radicalmente mutato. C'è chi osserva che, in passato, di fronte a cambi di scenario epocali – come il successo della "Ruota della Fortuna" condotta da Gerry Scotti –, la redazione di "Striscia" avrebbe forse potuto osare di più, ricalibrando la sua formula per intercettare un'onda nuova. Oggi, con un parco conduttori che include anche volti storici come Alessandro Del Piero, chiamato a commentare gli strafalcioni linguistici del piccolo schermo, la sfida sembra essere duplice: conservare l'identità che ne ha decretato il successo trentennale, senza per questo fossilizzarsi, e confrontarsi con un pubblico sempre più frammentato e esigente, che consuma contenuti su piattaforme multiple e spesso in modalità antitetiche alla fruizione televisiva tradizionale.




