Banco Bpm, dopo il cda resta in attesa del segnale di Mps nonostante l'offerta da 30,6 miliardi di Intesa
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Redazione Economia
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Nonostante l'offerta pubblica di acquisto e scambio da 30,6 miliardi di euro lanciata da Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena, il consiglio di amministrazione di Banco Bpm ha concluso la propria riunione ribadendo la volontà di attendere un eventuale segnale di interesse da parte dell'istituto senese.
Ufficialmente, stando a quanto si apprende, non vi è stato alcun passaggio formale sul tavolo di Piazza Meda in merito alla proposta di fusione alla pari, ma i vertici della banca milanese hanno confermato la loro intenzione di valutare la fattibilità di un'aggregazione, nonostante la strada appaia in salita e la competizione con l'operazione guidata da Carlo Messina si faccia sentire.
L'effetto della passivity rule
Il principale ostacolo sulla via dell'eventuale fusione tra Banco Bpm e Mps è rappresentato dalla cosiddetta "passivity rule", un meccanismo che vincola l'istituto senese dopo il lancio dell'offerta pubblica da parte di Ca' de Sass.
Questa norma, che limita la libertà di azione del consiglio di amministrazione di una società oggetto di un'opa, rischia di diventare un argine difficilmente superabile per qualsiasi piano alternativo, come quello proposto da Piazza Meda, che prevede un'unione tra i due istituti per dare vita a un polo bancario con una capitalizzazione di oltre 50 miliardi di euro.
L'offerta di Intesa, che prevede un corrispettivo di un euro in contanti e 1,6 azioni del gruppo guidato da Messina per ogni titolo Mps, ha messo in fuorigioco l'invito a trattare del Banco, definito dall'ad di Intesa come una "lettera d'amore" senza un corrispettivo economico concreto.
Un risiko dalle trame complesse
La partita che si gioca attorno al Monte dei Paschi è di una complessità tale da coinvolgere non solo i diretti interessati, ma anche altri grandi attori del panorama finanziario italiano, come Unipol, BPER, Mediobanca e Generali. L'operazione messa a punto da Intesa Sanpaolo, che agisce in tandem con Unipol, prevede che la banca guidata da Carlo Messina acquisisca Mediobanca e una parte delle filiali di Mps, cedendone circa 635 alla compagnia assicurativa guidata da Carlo Cimbri, con l'obiettivo di rispettare i limiti Antitrust.
In questo scenario, il destino della quota del 13,3% che Mediobanca detiene in Generali rappresenta un tassello fondamentale, e l'ingresso di Intesa in questo schema mira a stabilizzare gli assetti del Leone, che resterebbe "un investimento azionario" senza che la banca intenda "mettere becco nella gestione", come ha dichiarato Messina.
Le prospettive per Banco Bpm
Per Banco Bpm, la strada per concretizzare la fusione con Mps appare in salita, non solo per la passivity rule, ma anche per la necessità di ottenere un voto favorevole dall'assemblea straordinaria di Siena, dove i grandi azionisti come Delfin e Caltagirone sembrano orientati verso l'offerta di Intesa.
I vertici di Piazza Meda, assistiti da advisor come Citi e Goldman Sachs, potrebbero cercare di sollecitare una risposta da Mps, ma le chance di successo appaiono ridotte, anche alla luce delle dichiarazioni di Carlo Messina, che ha sottolineato come una eventuale fusione tra Mps e Banco Bpm potrebbe sollevare questioni legate al golden power, data la presenza del Credit Agricole come azionista di riferimento del Banco.
La riunione del cda di Banco Bpm, durata oltre cinque ore, si è conclusa senza dichiarazioni ufficiali, ma con la consapevolezza che il destino dell'operazione è ora nelle mani di Monte dei Paschi e dei suoi azionisti.
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