Rinviati i sopralluoghi nella casa di Alessandro Venier, ucciso e fatto a pezzi a Gemona. Mailyn, la compagna, già parlava di un trasferimento in Colombia
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Redazione Interno
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I carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche (Ris) di Parma hanno posticipato alla prossima settimana i nuovi sopralluoghi nell’abitazione di via dei Lotti a Gemona del Friuli, dove Alessandro Venier è stato ucciso e smembrato. Gli accertamenti, previsti per lunedì 12 e martedì 13 agosto, avranno l’obiettivo di analizzare ogni dettaglio della scena del crimine, alla ricerca di tracce che possano confermare la dinamica già parzialmente emersa dalle confessioni.
Nei giorni successivi all’omicidio, prima che il corpo venisse ritrovato, sia la compagna di Venier, Mailyn Castro Monsalvo, sia la madre Lorena Venier avevano ripetutamente affermato che l’uomo non si trovava più in Italia perché partito per la Colombia. Una versione che Mailyn, assistita per depressione post partum, aveva riferito anche ai sanitari intervenuti a casa, mentre Lorena – come emerso dalle sue dichiarazioni – avrebbe sfruttato il fatto che il figlio aveva annunciato ad amici e conoscenti il trasferimento definitivo in Sudamerica.
Le due donne, accusate di omicidio e occultamento di cadavere, avrebbero agito secondo un piano che prevedeva di far sparire il corpo dopo averlo sezionato, nascondendolo in un bidone collocato nell’autorimessa della stessa abitazione. Le indagini, che proseguono senza sosta, mirano ora a verificare la presenza di ulteriori tracce biologiche, fondamentali per ricostruire con precisione quanto accaduto.
L’ipotesi investigativa, supportata dalle dichiarazioni di Lorena Venier, lascia pochi dubbi sulla premeditazione: l’aver diffuso la notizia di una partenza all’estero serviva a evitare che qualcuno si insospettisse per l’assenza del 35enne. Un copione ripetuto con insistenza, tanto da diventare la giustificazione ufficiale della sua scomparsa, almeno fino al ritrovamento del cadavere.




