Kiev sotto attacco, Zelensky annuncia l'accordo con gli Usa sui Patriot

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La notte tra sabato e domenica ha riportato la guerra nel cuore dell'Ucraina con una violenza che non si vedeva da settimane. Onde di droni e missili russi si sono abbattute su Kiev e su altre città, provocando vittime e danni ingenti. Il bilancio provvisorio parla di almeno quattro morti nella capitale, tra cui una bambina di dodici anni, e di decine di feriti in diverse regioni del Paese. L'attacco è durato oltre dodici ore, con esplosioni che hanno scosso i quartieri residenziali fin dalle prime ore del mattino.

Un attacco di proporzioni massive

Secondo quanto riferito dall'Aeronautica militare ucraina, la Russia ha impiegato circa 595 droni di vario tipo e 48 missili, tra cui missili ipersonici Kinzhal e missili da crociera Kh-101. Le difese ucraine hanno dichiarato di aver neutralizzato la stragrande maggioranza degli obiettivi, ma l'impatto su edifici civili e infrastrutture è stato comunque devastante. A Kiev, il sindaco Vitali Klitschko ha riferito di danni in almeno venti punti della città, mentre un palazzo di cinque piani nel quartiere Solomiansky è stato parzialmente distrutto.

Detriti sono caduti anche nei distretti di Darnytskyi, Dnipro e Holosiivskyi. Il capo dell'amministrazione militare cittadina, Timur Tkachenko, ha confermato che tra le vittime c'è una ragazza di dodici anni, mentre i feriti accertati nella sola capitale sono almeno dieci.

Non solo Kiev. Anche Zaporizhzhia è stata colpita duramente, con decine di persone rimaste ferite negli attacchi condotti con droni. Nella regione di Kiev, le autorità hanno segnalato almeno ventisette feriti. Il ministero della Difesa russo ha dal canto suo rivendicato l'abbattimento di 41 droni ucraini nelle regioni di Kursk, Bryansk, Belgorod e altre, segno di un conflitto che continua a consumarsi su entrambi i fronti senza sosta.

La Polonia, Paese confinante con l'Ucraina, ha chiuso temporaneamente parte del proprio spazio aereo e ha inviato jet da combattimento in via precauzionale, a testimonianza di quanto la tensione travalichi ormai i confini ucraini.

La svolta sui Patriot

Mentre le bombe cadevano su Kiev, Volodymyr Zelensky annunciava da New York una notizia attesa da mesi. Il presidente ucraino ha dichiarato che Donald Trump ha preso quella che ha definito una «decisione definitiva»: gli Stati Uniti concederanno all'Ucraina le licenze per produrre i missili intercettori Patriot. L'annuncio è arrivato al termine di un incontro bilaterale a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, durante il quale i due leader hanno discusso anche di una road map in tre punti per porre fine al conflitto.

Zelensky ha spiegato che l'accordo rappresenta un passaggio cruciale per la difesa aerea ucraina, da tempo a corto di intercettori capaci di neutralizzare i missili balistici russi. I Patriot sono considerati l'unico sistema affidabile per abbattere questo tipo di minaccia, ma la loro disponibilità globale è limitata e i costi sono elevatissimi. La produzione sul suolo ucraino, ha precisato il presidente, potrebbe richiedere tra un anno e un anno e mezzo prima di diventare operativa.

Non è la prima volta che Trump accenna a questa possibilità: già a luglio, durante il vertice Nato in Turchia, aveva lasciato intendere che avrebbe concesso le licenze, salvo poi fare marcia indietro poche settimane dopo. Questa volta, secondo Zelensky, la decisione sarebbe stata formalizzata.

Il segretario di Stato americano Marco Rubio aveva anticipato nei giorni scorsi che le trattative erano in corso, avvertendo però che la concessione delle licenze non avrebbe risolto immediatamente i problemi di Kiev. La carenza di intercettori PAC-3 è diventata ancora più acuta dopo che il conflitto tra Stati Uniti e Iran ha dirottato forniture verso il Medio Oriente. Per l'Ucraina, poter produrre autonomamente questi missili significherebbe ridurre la dipendenza dalle forniture occidentali, esposte a ritardi e a incertezze politiche.

Putin e il fronte diplomatico

Sul fronte opposto, Vladimir Putin ha respinto con fermezza l'idea che la Russia stia preparando attacchi contro l'Europa. Il presidente russo ha definito «isteria» e «racconti dell'orrore» le dichiarazioni dei leader europei su una possibile aggressione russa verso altri Paesi del continente. «Non abbiamo alcun motivo per farlo», ha dichiarato, sostenendo che Mosca non ha mai ostacolato una eventuale adesione dell'Ucraina all'Unione Europea. La questione, ha aggiunto, è diversa per la Nato.

Le sue parole non hanno però convinto i vicini dell'Ucraina, che nelle ultime settimane hanno segnalato ripetute violazioni del proprio spazio aereo da parte di droni e aerei russi.

Sul piano diplomatico, gli Stati Uniti hanno proposto un incontro trilaterale a livello tecnico negli Emirati Arabi Uniti per rilanciare le trattative. Trump, dal canto suo, vorrebbe convincere Zelensky ad andare a Mosca per negoziare direttamente con Putin, un'ipotesi che il leader ucraino non ha finora accolto. La road map concordata a New York tra Trump e Zelensky prevede tre punti, ma i dettagli non sono stati resi noti.

Zelensky ha lasciato intendere che Putin non mostra alcun segnale di voler chiudere il conflitto, mentre l'amministrazione americana continua a cercare una mediazione che possa portare a un cessate il fuoco duraturo.

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