Kallas: difesa aerea priorità per Kiev, servono i Patriot subito

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La difesa aerea dell'Ucraina resta la priorità assoluta per l'Unione europea. Lo ha ribadito Kaja Kallas, alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al termine della riunione dei ministri della Difesa tenutasi a Bruxelles.

La titolare della diplomazia europea ha spiegato che i Ventisette non hanno ancora raggiunto un'intesa sul trasferimento dei missili Patriot a Kiev, ma ha indicato la strada maestra: i paesi membri e i partner potrebbero cedere le scorte esistenti in cambio di forniture future, con i costi di sostituzione coperti dal prestito da 90 miliardi di euro destinato al sostegno dell'Ucraina.

Il nodo dei Patriot e il piano da 28,3 miliardi

Kallas ha precisato che sono già stati approvati piani di approvvigionamento per un valore di 28,3 miliardi di euro nell'ambito del prestito a sostegno di Kiev, che includono missili Patriot di futura produzione statunitense. «La produzione di missili richiede tempo, e Kiev ha bisogno dei Patriot adesso», ha dichiarato la responsabile della politica estera europea, sottolineando come le scorte disponibili nei depositi degli Stati membri rappresentino l'ultima opzione percorribile nell'immediato.

L'appello è rivolto in particolare a Grecia e Spagna, che secondo alcune indiscrezioni giornalistiche disporrebbero ancora di riserve di questi sistemi. Atene, tuttavia, non sarebbe pronta a consegnare la propria riserva finale, temendo di rimanere scoperta in caso di conflitto con la Turchia, mentre i tempi delle nuove consegne restano incerti a causa della carenza globale di sistemi di difesa aerea.

Le stime di Kiev sul costo della guerra

Sul fronte finanziario, per la prima volta dall'inizio del conflitto l'Ucraina ha diffuso una stima ufficiale sul costo annuale della guerra. Il primo ministro Serhii Koretskyi ha indicato la cifra di 155 miliardi di dollari per il 2026, precisando che si tratta di un dato complessivo che include sia i finanziamenti di bilancio sia gli aiuti materiali e tecnici forniti dai partner, come missili PAC-2 o PAC-3 per i sistemi Patriot, lanciatori e aerei.

Il governo ucraino sta lavorando per colmare un deficit di finanziamento di 27 miliardi di dollari: circa 7 miliardi saranno coperti attraverso misure di austerity, ottimizzazione e riallocazione delle spese, mentre i restanti 20 miliardi sono oggetto di negoziato con gli alleati.

I dubbi di Bruxelles sulle necessità ucraine

La richiesta di fondi aggiuntivi ha però suscitato più di qualche perplessità negli ambienti europei. Il commissario europeo all'Economia Valdis Dombrovskis ha osservato che le principali esigenze di bilancio dell'Ucraina per quest'anno risultano sostanzialmente coperte. Né la Commissione europea né il Fondo monetario internazionale avrebbero confermato la cifra di 27 miliardi indicata da Volodymyr Zelensky, e Bruxelles avrebbe resistito alle sollecitazioni di alcuni Stati membri per accelerare le erogazioni del prestito da 90 miliardi già concordato.

Secondo l'agenzia Euractiv, una parte significativa dei fondi stanziati per l'anno in corso rimarrebbe ancora inutilizzata, anche a causa dei ritardi del parlamento ucraino nell'approvare le riforme richieste.

Putin alla Duma: «Non chiediamo l'elemosina»

A Mosca, intanto, Vladimir Putin è intervenuto alla prima sessione della nuova Duma di Stato eletta a settembre. Il presidente russo ha esortato i deputati a fare «tutto per la vittoria» e a sostenere i militari e le loro famiglie, chiedendo un budget equilibrato che mantenga la stabilità macroeconomica senza sacrificare i programmi sociali. «La Russia, a differenza di altri – non facciamo nomi – non può girare il mondo umiliandosi a chiedere l'elemosina con la mano tesa», ha dichiarato Putin, in quella che è parsa un'allusione indiretta a Kiev.

Il capo del Cremlino ha inoltre assicurato che il sistema finanziario e l'economia russa «si sentono sicuri», invitando i legislatori a evitare errori nelle scelte di policy.

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