Presidio in via Porpora per Matteo Barone, vittima di un'auto guidata da un agente fuori servizio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una folla silenziosa, composta da amici, residenti e semplici cittadini, si è radunata questa sera in via Porpora 154, a Milano, nel luogo esatto in cui, all'alba di sabato scorso, Matteo Barone è stato travolto e ucciso mentre attraversava sulle strisce pedonali. L'iniziativa, denominata "Ciao Matteo. Che sia l'ultimo presidio", è stata promossa dal collettivo "Città delle persone" per onorare la memoria del venticinquenne e, al contempo, sollecitare con forza interventi immediati sulla sicurezza stradale di un'arteria considerata pericolosissima.

Gli organizzatori, infatti, non esitano a definire via Porpora una vera e propria "autostrada urbana", caratterizzata – come denunciano da tempo – da una carreggiata spropositatamente larga, marciapiedi angusti e una totale assenza di dissuasori di velocità, elementi che incoraggiano condotte di guida spericolate. Una descrizione che sembra trovare un tragico riscontro nella dinamica dell'incidente, sul quale gli accertamenti tecnici sono ancora in corso. Se l'automobilista, l'agente di polizia Giusto Chiacchio – ventiseienne e fuori servizio al momento dei fatti – ha dichiarato di viaggiare "tra i 50 e i 70 chilometri orari", un testimone ha invece parlato di una "forte velocità dell'auto", impressione inizialmente condivisa anche dagli agenti del Radiomobile intervenuti.

Proprio Chiacchio, il cui arresto per omicidio stradale è stato convalidato dal gip Roberto Crepaldi, è stato tuttavia scarcerato poiché il magistrato non ha ravvisato il pericolo di una reiterazione del reato. L'uomo, che è risultato positivo all'alcoltest, è dunque tornato in libertà pur restando indagato a piede libero. Una decisione che, seppur fondata su valutazioni giuridiche precise, ha inevitabilmente accresciuto il dolore di una collettività già sconvolta.

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