Matteo Barone, il sogno trap stroncato da un agente ubriaco

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Matteo Barone, per tutti semplicemente «Baro», aveva da poco lasciato il suo lavoro per inseguire fino in fondo la sua vera passione: la musica trap. Un sogno, il suo, che poche ore prima della tragedia aveva trovato un momento di pura euforia in un incontro inaspettato con il cantante Mahmood, immortalato in una story sui social dove risuonava il suo ultimo singolo, «Shawty». Quella notte di festa e di speranza, però, si è trasformata in un incubo senza ritorno all’alba di domenica, quando il giovane 25enne è stato travolto e ucciso su un passaggio pedonale di via Porpora, a Milano, dall’Audi Q2 guidata da un agente di polizia fuori servizio, risultato positivo all’alcoltest e immediatamente arrestato con l’accusa di omicidio stradale.

L’impatto, descritto dagli investigatori come violentissimo, è avvenuto intorno all’alba; la vettura, che procedeva a velocità sostenuta, non avrebbe concesso allo sfortunato pedone – il quale stava attraversando regolarmente sulle strisce – alcuna possibilità di scampo, scagliandolo per ben 37 metri. I soccorsi, sebbene tempestivi, non hanno potuto nulla per salvarlo: trasportato in codice rosso al Policlinico, Matteo Barone è deceduto poco dopo il suo arrivo in ospedale a causa delle gravissime lesioni riportate.

L’automobilista, un poliziotto di 26 anni collega della vittima ma non in servizio al momento del fatto, è stato sottoposto ai doverosi accertamenti che hanno rivelato un tasso alcolemico superiore ai limiti consentiti dalla legge. Una circostanza, questa, che – unitamente alla mancata precedenza sulle strisce – ha portato al suo fermo per omicidio stradale. Emerge, però, dal fascicolo dei verbali un dettaglio ancor più agghiacciante: l’uomo, stando a quanto riportato dalla polizia locale, era già noto per «intossicazione etilica pregressa» e, per questo motivo, era stato sottoposto a un protocollo di sorveglianza sanitaria obbligatoria della durata di due anni.

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