Addio a Ettore Pausini, la figlia nega il perdono al pirata della strada
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Sotto la volta austera del Pantheon della Certosa di Bologna, l’ultimo saluto a Ettore Pausini si è consumato in un silenzio carico di un dolore che rifiuta ogni facile consolazione, mentre la voce rotta dalla sofferenza di sua figlia Sabrina, uscendo dal cerimoniale, ha tracciato un solco netto e irrevocabile verso colui che ha causato la morte del padre. «Non c’è nessuna possibilità che io perdono», ha dichiarato senza mezzi termini al termine della cerimonia laica, chiudendo con una sentenza emotiva ogni possibile dibattito interiore sulla clemenza, in un momento in cui la perdita, ancora fresca e straziante, domina ogni altro sentimento. La scomparsa del 78enne, originario di Solarolo, risale alla scorsa domenica, quando un automobilista, un 29enne che dopo l’impatto ha tentato la fuga per poi costituirsi alle autorità, lo ha investito mentre percorreva in bicicletta la campagna degli Stradelli Guelfi, un luogo che per lui rappresentava la quotidianità e la libertà, strappandolo brutalmente alla sua vita.
Le assenze che parlano più delle presenze
Alla commemorazione, oltre alla figlia Sabrina, che ha guidato il cordoglio con una forza apparentemente incrollabile, hanno preso parte il fratello di Ettore, Fabrizio, noto al pubblico principalmente come padre della cantante Laura Pausini, e Silvia, sorella dell’artista, la cui presenza ha sottolineato, per contrasto, l’assenza della nipote più celebre. Laura Pausini, infatti, non era presente tra i convenuti, una mancanza che non è passata inosservata e che si inserisce in un contesto familiare reso complesso dalle circostanze, dopo che la cugina Sabrina aveva precedentemente fatto intendere, attraverso dichiarazioni pubbliche, di non gradire la partecipazione della cantante al funerale dello zio, creando una frattura visibile in un giorno già segnato dalla tragedia.
Il ricordo di una vita interrotta
Ettore Pausini, descritto da chi lo conosceva come un uomo attivo e appassionato, non era solo lo zio di una star internazionale ma un individuo con una sua storia ricca e indipendente, un barbiere di piazza Azzarita che aveva fatto del suo lavoro un punto di riferimento sociale e un testimonial impegnato per l’associazione Onconauti, a sostegno dei malati di cancro. La sua morte violenta, avvenuta mentre praticava un’attività sana e semplice come una passeggiata in bici, riporta alla luce, con rinnovata urgenza, la piaga sociale dei cosiddetti pirati della strada, figure le cui azioni irresponsabili continuano a mietere vittime innocenti, spezzando esistenze e reti di affetti in un attimo di distrazione o di spericolatezza.
Il percorso giudiziario che attende l’indagato
Mentre la famiglia, privata di un proprio membro, inizia il suo faticoso cammino attraverso il lutto, le indagini sulle dinamiche precise dell’incidente proseguono, con la magistratura chiamata a fare piena luce sulle responsabilità del giovane automobilista, il quale, dopo essere scappato dal luogo del dramma, ha poi deciso di consegnarsi spontaneamente alle forze dell’ordine. Il suo gesto iniziale di fuga, sebbene seguito da un atto di resa, pesa come un macigno sul giudizio morale di chi è rimasto, alimentando quella rabbia e quello sconforto che la figlia della vittima ha tradotto in un netto rifiuto del perdono, una presa di posizione che riflette un sentimento profondo e umanissimo di fronte a una ingiustizia così grande e improvvisa.




