A Torino iraniani in piazza contro Khamenei, mentre Israele stringe il cerchio sul regime
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Redazione Esteri
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Un gruppo di cittadini iraniani ha manifestato oggi a Torino, in piazza Carignano, esprimendo con forza la propria opposizione al regime degli ayatollah. Tra bandiere della rivoluzione calpestate e ritratti di Mohammad Reza Pahlavi, l’ultimo scià di Persia, i dimostranti hanno sventolato anche i colori di Israele, sottolineando un’alleanza ideale tra i due popoli. Gli slogan, duri e diretti, hanno definito Ali Khamenei "assassino", mentre le immagini della protesta circolano rapidamente sui social.
Quella di Torino non è che una delle tante voci di dissenso che si levano contro Teheran, in un momento in cui il regime è sotto pressione come non mai. Da quando, il 13 giugno, Israele ha lanciato l’operazione Rising Lion, i raid aerei e le operazioni segrete del Mossad hanno colpito con precisione obiettivi strategici e figure chiave dell’apparato iraniano. Tra le ultime vittime, Isar Tabatabai-Qamsheh, scienziato nucleare, Abu Ali Khalil, ex guardia del corpo di Hassan Nasrallah, e Behnam Shahriyari, responsabile dell’Unità 190 delle Forze Quds, accusato di rifornire di armi i gruppi dell’"Asse della Resistenza".
Khamenei, ottantacinquenne e con una salute sempre più fragile, sembra ora cercare rifugio a Mosca, ma la fuga non sarebbe semplice. Fonti vicine all’intelligence israeliana sostengono che agenti del Mossad siano già operativi in Iran, pronti a intercettare qualsiasi movimento del leader supremo. Intanto, cresce l’ipotesi che il potere possa presto passare nelle mani dei Pasdaran, le Guardie Rivoluzionarie, da tempo fautori di un Iran nucleare e sempre più influenti nelle decisioni politiche.




