Papa Leone XIV, nella benedizione natalizia l'appello per la pace: "Il dialogo unica via per fermare le guerre"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Dalla loggia centrale della basilica di San Pietro, mentre una folla di ventiseimila fedeli riempiva la piazza nonostante il freddo, papa Leone XIV ha impartito la tradizionale benedizione “Urbi et Orbi” pronunciando un messaggio che, seppur nel solco dell’annuale appello, ha assunto toni di particolare urgenza. Il Pontefice, elencando con accento grave i teatri di conflitto sparsi per il globo, ha indicato senza ambiguità nel dialogo l’unica strada praticabile per fermare l’orrore della guerra, una strada che richiede coraggio e rispetto reciproco, lontana dalle semplici tregue o dalle visioni idilliache. «Possiamo e dobbiamo fare ognuno la propria parte per respingere l’odio, la violenza, la contrapposizione e praticare il dialogo, la pace, la riconciliazione», ha affermato, sottolineando come chi si chiude all’amore e alla comprensione sia, in definitiva, perduto.

La citazione del poeta israeliano e la situazione in Ucraina

A dare profondità teologica e umana al concetto di pace, il Papa ha scelto i versi di Yehuda Amichai, poeta israeliano noto per il suo impegno a favore dell’intesa con i palestinesi, descrivendo una pace che non sia mera assenza di colpi ma piuttosto «come nel cuore quando l’eccitazione è finita / e si può parlare solo di una grande stanchezza». Un’immagine che risuona potentemente con il quadro dell’Ucraina, dove si consuma il quarto Natale di guerra. Nella vigilia, a Kiev, la disperata ricerca di una parvenza di normalità si è materializzata in un lunghissimo serpentone di auto, i cui fari illuminavano i viali principali in una corsa collettiva per raggiungere i propri cari, un flebile gesto di resistenza umana di fronte al buio dei blackout e alla minaccia costante dei raid notturni.

L’accorato invito al cessate il fuoco tra Kiev e Mosca

Proprio al «martoriato popolo ucraino» Leone XIV ha riservato un pensiero specifico e accorato, esortando le parti in conflitto a trovare la forza per un confronto onesto. «Si arresti il fragore delle armi e le parti coinvolte, sostenute dall’impegno della comunità internazionale, trovino il coraggio di dialogare in modo sincero, diretto e rispettoso», ha dichiarato, ribadendo che Ucraina e Russia devono intavolare trattative. Un appello che, mentre i combattimenti infuriano sul fronte, suona come un monito alla ragione, laddove la violenza ha prodotto solo distruzione e sofferenze immani, delle quali spesso la cronaca nera, nei suoi resoconti sobri e rispettosi delle vittime, diventa tragico testimone attraverso le inchieste che seguono gli sviluppi giudiziari.

Le radici dell’Europa e la pace come fatica del cuore

Nel suo intervento, il Pontefice ha inoltre esortato l’Europa a mantenersi fedele alle sue radici cristiane e alla sua storia, un richiamo che va letto come auspicio di coesione e di valori condivisi in un momento di profonda crisi internazionale. La pace invocata da Leone XIV, dunque, non è un’astrazione ma una fatica concreta, quella del cuore che, superata l’eccitazione della contrapposizione, riconosce la stanchezza dell’odio e sceglie la faticosa via del confronto. È una chiamata che, nel giorno del Natale, trascende i confini delle singole nazioni per rivolgersi alla coscienza di tutti, nella speranza che il dialogo possa finalmente prevalere sulle armi.

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