Fuorionda sul bob, bufera in Rai per la frase sull’equipaggio israeliano
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Redazione Sport
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Un retroscena di regia, finito inavvertitamente in sovraimpressione sonora sulla frequenza nazionale di Rai 2, ha scatenato un’accesa polemica nel corso delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina. È successo prima della telecronaca della gara di bob a quattro, quando i telespettatori si sono trovati a udire, al posto della consueta introduzione, un dialogo tecnico non destinato al pubblico: una voce maschile, chiara e inequivocabile, suggeriva di evitare inquadrature o approfondimenti sull’equipaggio contraddistinto dal numero 21, specificando trattarsi di quello israeliano. «No, perché...», ha aggiunto un’altra voce, salvo poi essere immediatamente sfumata per lasciare spazio alla diretta ufficiale, ma il danno comunicativo era ormai compiuto.
La frase, «Evitiamo l’equipaggio numero 21, che è quello dell’israeliano», ha innescato un’immediata reazione a catena, costringendo i vertici di viale Mazzini a una presa di posizione repentina. Marco Lollobrigida, che siede alla guida ad interim di Rai Sport dopo le recenti turbolenze che avevano portato alle dimissioni del suo predecessore, ha parlato senza mezzi termini di un’espressione inaccettabile, estranea ai valori fondanti del servizio pubblico e della testata sportiva che rappresenta. In una nota diffusa poche ore dopo l’accaduto, lo stesso Lollobrigida ha voluto porgere le scuse più sincere alla delegazione israeliana, ai suoi atleti e a tutti i cittadelli che si sono sentiti offesi da quel passaggio, aggiungendo come lo sport, nella sua essenza più pura, debba rappresentare un momento di unione piuttosto che di discriminazione -1-5.
Non sono bastate, però, le scuse formali a placare gli animi, perché la questione ha immediatamente assunto i contorni di un caso istituzionale. L’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, ha disposto l’apertura di un’istruttoria interna, finalizzata a far luce su quanto accaduto e ad accertare eventuali responsabilità disciplinari, in un’ottica di trasparenza e celerità -4-8. La posizione dell’azienda, ribadita dallo stesso Rossi, è che il servizio pubblico abbia l’obbligo inderogabile di garantire una narrazione rispettosa di ogni singolo atleta e di ogni delegazione, senza distinzioni di sorta: un principio che, secondo la nota ufficiale, sarebbe stato violato dalla leggerezza di quelle parole pronunciate fuori onda -1.
La vicenda ha naturalmente varcato i confini dello sport per approdare in quelli della politica, dove le reazioni non si sono fatte attendere. Da più parti si è alzato un coro di condanna, con Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura della Camera, che ha letto nell’accaduto il riflesso di un «retropensiero ideologico» di alcuni dipendenti, un pregiudizio legato al conflitto in Medio Oriente che nulla avrebbe a che fare con una corretta informazione sportiva -3. Anche Maria Elena Boschi, vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai, ha definito la frase incompatibile con i doveri di imparzialità e correttezza di un’azienda finanziata dal canone, sottolineando come non si trattasse di una semplice gaffe ma di una manifestazione di pregiudizio che richiede verifiche rapide e l’individuazione di responsabilità chiare -3-4. Sulla stessa lunghezza d’onda i parlamentari della Lega in Vigilanza, che hanno auspicato provvedimenti immediati per un episodio che definiscono inaccettabile, specialmente se proveniente da reti pagate con i soldi dei cittadini -3.




