Signorini nega le accuse di corruzione: Ho agito nell'interesse pubblico
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Redazione Interno
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Paolo Emilio Signorini, ex presidente dell'Autorità portuale di Genova ed ex amministratore delegato di Iren, attualmente in carcere per corruzione, ha negato le accuse durante un interrogatorio con i pubblici ministeri. Ha ammesso di aver ricevuto una telefonata dal presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, ma ha sostenuto che la sua azione era nell'interesse pubblico.
Interrogatorio di Signorini
Durante l'interrogatorio, Signorini ha dichiarato: "E’ vero che il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti mi telefonò per accelerare la pratica del Rinfuse ma visto il mio ruolo erano sempre in tanti a chiamarmi per chiedere di accelerare le varie pratiche. Quella del Rinfuse fra l’altro era ferma da due anni. Sul Rinfuse e anche sul resto io ho sempre agito nell’interesse pubblico”.
Le accuse contro Signorini
Signorini è in carcere dal 7 maggio nell'ambito dell'inchiesta che ha scosso la Regione Liguria e ha portato ai domiciliari il presidente Giovanni Toti. L'ex presidente dell'Autorità portuale di Genova ed ex amministratore delegato di Iren è accusato di corruzione.
La difesa di Signorini
Signorini ha difeso le sue azioni durante l'interrogatorio, sostenendo che nonostante le telefonate ricevute, non c'è stata alcuna corruzione. Ha affermato: "Sì, Toti mi telefonò per velocizzare la pratica del Terminal Rinfuse, ma tutti mi telefonavano per velocizzare le pratiche".
L'interrogatorio di Signorini è durato poco meno di tre ore e si è svolto alla presenza dei pubblici ministeri Federico Manotti e Luca Monteverde, insieme all'aggiunto Vittorio Ranieri Miniati, che hanno coordinato le indagini della Guardia di finanza.




