Carlo Acutis. Il giovane santo, oltre l’icona c’è l’adolescente

Carlo Acutis. Il giovane santo, oltre l’icona c’è l’adolescente
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Redazione Interno Redazione Interno   -   Carlo Acutis. Il giovane santo arriva nelle sale italiane dal 15 al 21 ottobre con un documentario diretto da Luca Salmaso che cerca di raccontare il ragazzo prima ancora della figura religiosa diventata celebre in tutto il mondo. Prodotto da Officina della Comunicazione, Nexo Studios e Our Films, il film utilizza testimonianze, fotografie e video privati per ricostruire una quotidianità fatta di famiglia, amicizie, tecnologia e fede. La durata è di 85 minuti e il progetto è stato realizzato con la partecipazione della famiglia e il patrocinio dell’Associazione Amici di Carlo Acutis.

Un adolescente dietro l’immagine del santo

Uno degli elementi più interessanti del documentario è il tentativo di sottrarre il protagonista a una rappresentazione esclusivamente celebrativa. Il racconto mette al centro la normalità di un adolescente vissuto tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila, con passioni, amicizie, senso dell’umorismo e interessi legati ai videogiochi, alla programmazione e a Internet. Le testimonianze degli amici d’infanzia e della maestra contribuiscono a restituire aspetti della sua personalità che appartengono alla vita quotidiana e non soltanto alla dimensione religiosa.

Accanto ai ricordi dei genitori Antonia Salzano e Andrea Acutis e della nonna Luana Pennino compaiono le voci di persone che hanno condiviso momenti diversi della sua esistenza. Nel documentario intervengono anche il domestico Rajesh Mohur, gli amici Mattia e Jacopo Pastorelli, la maestra Elisa Tattanelli e il medico Momcilo Jankovic, che seguì il ragazzo negli ultimi giorni. La pluralità dei punti di vista permette di comporre un ritratto meno astratto, nel quale la santità viene accostata ai comportamenti e alle relazioni di ogni giorno.

Il materiale privato ha un ruolo centrale proprio perché consente di avvicinare lo spettatore alla persona. Le fotografie scattate dalla famiglia e i filmati realizzati dallo stesso Acutis affiancano le interviste e le immagini contemporanee, evitando che il protagonista venga raccontato soltanto attraverso la sua notorietà successiva. La scelta registica punta dunque sulla distanza tra l’immagine pubblica del giovane santo e la semplicità della sua esperienza personale, facendo emergere un ragazzo curioso, studioso, incline allo scherzo e profondamente coinvolto nelle proprie relazioni.

La fede vissuta attraverso la tecnologia

La tecnologia rappresenta un altro asse del racconto. Acutis è conosciuto come il primo santo dell’era digitale anche per il modo in cui utilizzò le proprie competenze informatiche per comunicare contenuti legati alla fede. Tra i suoi progetti ci furono siti web e una mostra dedicata ai miracoli eucaristici, attività nelle quali l'interesse per Internet veniva messo al servizio della divulgazione religiosa.

Il documentario collega questa dimensione alla diffusione internazionale della sua figura, che ha superato i confini italiani. Il film mostra luoghi legati alla sua esperienza spirituale, tra Milano, Assisi, Fatima e La Verna, mentre le immagini della canonizzazione provenienti da Vatican Media inseriscono la storia personale all’interno della successiva dimensione pubblica del culto. La tecnologia assume una doppia funzione: era uno degli strumenti utilizzati dal ragazzo durante la sua vita e costituisce oggi uno dei canali attraverso cui la sua storia raggiunge un pubblico molto più ampio.

Il percorso spirituale viene raccontato anche attraverso la testimonianza di Valeria Vargas Valverde, studentessa costaricana collegata al miracolo riconosciuto nel procedimento per la canonizzazione, e della madre Liliana. Il documentario affianca queste vicende alle parole di studiosi, sacerdoti e persone che hanno seguito da vicino la storia di Acutis, creando un racconto nel quale la dimensione religiosa convive con quella biografica.

Dalla morte alla canonizzazione

Carlo Acutis nacque nel 1991 e morì nel 2006 a soli 15 anni. La sua causa di canonizzazione ha attraversato diverse tappe: la Chiesa lo ha dichiarato venerabile nel 2018, mentre la beatificazione è stata celebrata nel 2020. Il riconoscimento di un miracolo attribuito alla sua intercessione ha consentito il passaggio successivo verso la canonizzazione.

Il 7 settembre 2025 papa Leone XIV ha presieduto in Piazza San Pietro il rito con cui Acutis è stato proclamato santo insieme a Pier Giorgio Frassati. La celebrazione ha rappresentato il momento conclusivo di un percorso ecclesiale costruito attraverso l’esame della sua vita e dei miracoli attribuiti alla sua intercessione. La memoria liturgica è fissata al 12 ottobre, data collegata alla morte del giovane.

La dimensione internazionale della devozione emerge anche dalla presenza di pellegrini e fedeli provenienti da diversi Paesi. La tomba di Acutis ad Assisi è diventata una destinazione per chi vuole conoscere la sua storia, mentre il suo rapporto con l’informatica ha contribuito a costruire l’immagine di una santità associata anche agli strumenti della contemporaneità.

Una scelta narrativa tra testimonianze e archivi

La struttura del film è prevalentemente testimoniale: alle interviste vengono affiancati documenti personali, immagini d’archivio e riprese dei luoghi collegati alla vita spirituale del protagonista. Questa impostazione consente di mantenere un forte legame con le persone che lo hanno conosciuto direttamente, ma lascia meno spazio a una costruzione cinematografica tradizionale. Il racconto procede per ricordi e frammenti, seguendo la biografia e l’eredità spirituale senza trasformarle in una ricostruzione romanzata.

La recensione del film evidenzia proprio questa caratteristica: gli episodi più efficaci sono quelli nei quali amici e insegnanti fanno emergere la spontaneità del ragazzo, mentre l’impianto risulta meno incisivo quando prevale la dimensione celebrativa. Il documentario non rinuncia infatti al racconto della santità, ma cerca di affiancarlo alla rappresentazione di un adolescente con caratteristiche riconoscibili anche al di fuori della sua esperienza religiosa.

Alla parte visiva si aggiunge una colonna sonora originale composta dal pianista Remo Anzovino, alla sua dodicesima collaborazione con Nexo Studios.

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