Egitto, la corte d’appello conferma la condanna per adulterio all’italiana Nessy Guerra
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Redazione Interno
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La cittadina italiana originaria di Sanremo, Nessy Guerra, bloccata ormai da oltre due anni nel paese nordafricano insieme alla figlia di tre anni, dovrà scontare una pena detentiva dopo il verdetto dei giudici di secondo grado. La corte d’appello egiziana, infatti, ha sostanzialmente ribadito quanto stabilito in primo grado lo scorso 19 febbraio, rigettando le tesi difensive della donna che si era vista imputare il reato di adulterio, una fattispecie ancora prevista come illecito penale nell’ordinamento locale. Non è ancora del tutto chiaro, almeno al momento, se la pena inflitta sia rimasta quella di sei mesi già comminata dal tribunale di Hurghada o se vi siano state variazioni nella sua entità, come ha lasciato intendere la legale della donna in Italia. La notizia dell’esito del ricorso è stata comunicata all’avvocato Agata Armanetti direttamente dal consolato italiano, che da mesi segue con attenzione gli sviluppi di una vicenda giudiziaria dai contorni complessi e delicati.
La doppia vita giudiziaria di Tamer Hamouda, l’ex marito denunciante
A innescare il procedimento penale ai danni della giovane madre (che aveva seguito il marito in Egitto con il sogno di costruire una famiglia) è stata la denuncia presentata dall’ex coniuge, l’italo-egiziano Tamer Hamouda. L’uomo, che non ha alcun precedente penale pulito nel nostro paese, si trova in una situazione paradossale: se da un lato è riuscito a far condannare la donna per adulterio davanti ai giudici del Cairo, dall’altro in Italia ha riportato una condanna definitiva – passata in giudicato – per stalking, maltrattamenti e violenza ai danni di un’altra donna. In pratica, chi accusa l’ex moglie di tradimento dinanzi alla legge egiziana è lo stesso uomo che le nostre corti hanno ritenuto colpevole di atti persecutori e violenti. La Procura della Repubblica, peraltro, ha più volte richiesto l’estradizione di Hamouda, una richiesta che al momento non ha trovato seguito a causa delle assenze di trattati specifici in materia tra Italia ed Egitto.
Un clima di paura e la morsa dell’affidamento della minore
La situazione di Nessy Guerra, che attualmente vive nascosta in una località protetta insieme ai propri genitori per timore di ritorsioni, appare estremamente critica anche sul fronte della tutela della minore. La bambina nata dall’unione, contesa tra i due genitori, è al centro di un’aspra battaglia legale per l’affidamento; il padre, Hamouda, è riuscito a ottenere dalle autorità egiziane un divieto di espatrio che grava sulla piccola, impedendo di fatto alla madre di rientrare in Italia se non a costo di abbandonare la figlia. Proprio per questo, la donna – che ha più volte raccontato di aver subìto violenze fisiche e psicologiche – ha rifiutato ogni ipotesi di fuga solitaria, restando bloccata sul territorio egiziano in attesa che le sorti dell’affidamento vengano decise in un’udienza già calendarizzata.
Il ruolo della Farnesina e il livello diplomatico della vicenda
Il caso, data la sua delicatezza e le implicazioni sui diritti umani di una cittadina europea, ha assunto ormai una rilevanza che supera i confini della cronaca giudiziaria ordinaria per toccare vertici squisitamente diplomatici. La Farnesina, attraverso l’ambasciata italiana al Cairo e la rete consolare, ha attivato da mesi un monitoraggio costante sulla sorte di Nessy e della figlia, assicurando non solo supporto legale ma anche un sostegno economico e amministrativo diretto, vista la situazione di oggettiva difficoltà e di pericolo denunciata dalla donna. Lo stesso ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha discusso la faccenda direttamente con il suo omologo egiziano Badr Abdelatty, con l’obiettivo (difficile da raggiungere allo stato attuale) di scardinare la posizione dei giudici locali. Nonostante le pressioni e la volontà di garantire il rispetto dei diritti fondamentali della madre e della minore, l’esito del ricorso in appello dimostra come le ragioni della diplomazia non abbiano ancora scalfito, almeno in questa sede, la rigidità del codice penale egiziano in materia di adulterio.




