L'uccisione di Skrepetsky e l'appello di Picierno: l'Europa interpellata sulla protezione dei dissidenti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il corpo senza vita di Semyon Skrepetsky, artista e dissidente russo, è stato rinvenuto in un parcheggio di Biala Podlaska, una cittadina polacca che sorge lungo la linea di confine con la Bielorussia, e la notizia, diffusa inizialmente dai media locali come e wPolsce24, ha immediatamente scosso gli ambienti politici e culturali europei, riportando l'attenzione su una piaga che si riteneva ormai circoscritta ad altri scenari geografici: la caccia agli oppositori del regime di Vladimir Putin, un fenomeno che sembra aver varcato i confini nazionali russi per materializzarsi in pieno giorno

Nel cuore dell'Europa orientale.

Stando alle prime ricostruzioni, l'uomo, un cittadino russo di quarantaquattro anni la cui identità è stata però confermata da fonti vicine all'arte e alla satira politica, è stato giustiziato a colpi d'arma da fuoco, e i medici sopraggiunti per prestare soccorso non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso, rendendo evidente come l'azione criminosa sia stata condotta con una determinazione che lascia poco spazio a dubbi sulla natura dell'agguato; Skrepetsky, che dal 2021 aveva scelto la Polonia come rifugio per sottrarsi alle maglie del regime, negli ultimi mesi era

Tornato al centro dell'attenzione per la sua coraggiosa protesta contro il Padiglione Russia alla Biennale di Venezia, un atto di dissidenza che molti, oggi, ricordano come l'ultimo gesto pubblico di una vita spesa a sfidare il potere con l'arma della satira e dei pennelli.

La voce di Pina Picierno e la richiesta di un cambio di passo per l'Unione

La vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, nota per il suo impegno costante e per essere la fondatrice di Spazio Pubblico, ha utilizzato i suoi canali social per dare risalto alla vicenda, definendola una «notizia terribile» e lanciando un appello che, al di là della retorica dell'indignazione, interpella direttamente le istituzioni comunitarie affinché compiano quel salto di qualità, da tempo invocato ma mai realmente concretizzato, nella tutela di tutti coloro che, come Skrepetsky, si trovano esposti a rischi concreti per aver esercitato il diritto di critica verso il Cremlino;

La sua posizione, in tal senso, si inserisce in un solco già tracciato in passato, quando la stessa Picierno si era schierata in prima linea contro la decisione di aprire il Padiglione Russia alla Biennale, una scelta caldeggiata dal presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco che aveva suscitato non poche polemiche.

La morte di Skrepetsky, avvenuta peraltro a pochi giorni di distanza da una sua partecipazione a una protesta contro il regime a Berlino, solleva interrogativi inquietanti sulla capacità dell'Europa di garantire un rifugio sicuro a giornalisti, artisti e attivisti, e la richiesta di Picierno, lungi dall'essere un generico appello alla commozione, si configura piuttosto come un monito preciso rivolto all'Unione: serve un meccanismo di protezione che vada oltre le dichiarazioni di principio e che si doti di strumenti concreti per prevenire episodi del genere; il dramma di Skrepetsky, infatti,

Non è un caso isolato, ma rappresenta l'ennesimo tassello di una strategia di intimidazione che il regime di Putin sembra condurre senza remore anche sul suolo europeo, un aspetto, questo, che nessun osservatore internazionale può permettersi di sottovalutare.

Il crimine della satira e il confine poroso con la Bielorussia

Quello che ai più potrebbe apparire come un semplice omicidio, per chi conosceva l'attività di Semyon Skrepetsky assume invece i contorni di un'esecuzione sommaria: il suo unico crimine, se così si può definire, era la satira, e la sua colpa consisteva nei quadri in cui dileggiava senza pietà Vladimir Putin, un'attività artistica che, in un contesto autoritario, equivale a una dichiarazione di guerra al sistema; il fatto che il corpo sia stato abbandonato in un parcheggio di una città di frontiera, a poche decine di chilometri dal confine bielorusso, non fa che aggiungere un alone di mistero a

Una vicenda già di per sé drammatica, lasciando intendere che l'esecuzione potrebbe essere stata pianificata proprio per sfruttare la porosità di quei confini orientali dell'Unione, spesso teatro di azioni ibride che mescolano criminalità comune e operazioni di intelligence.

Per il mondo dell'arte, che aveva imparato a riconoscere in Skrepetsky un rappresentante di quella dissidenza creativa capace di tenere testa al potere con l'ironia, la notizia rappresenta un lutto profondo, e il fatto che l'uccisione sia avvenuta in pieno giorno, in un'area pubblica, testimonia una spregiudicatezza che mette in allarme le autorità polacche, le quali, non rilasciando identificazioni ufficiali se non quella generica di cittadino russo di 44 anni, sembrano procedere con cautela in un'indagine che si preannuncia complessa; in questa cornice, l'Europa interpellata da Picierno non

È chiamata solo a piangere una vittima illustre, ma a interrogarsi sulla propria capacità di essere un rifugio credibile per chi, come Skrepetsky, ha fatto della libertà di espressione la propria ragione di vita e, purtroppo, anche di morte.

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