Al Bambino Gesù rimosso con la simulazione 3D un neuroblastoma a una bimba di un anno
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Redazione Salute
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L'ospedale pediatrico Bambino Gesù ha reso noto il 25 agosto 2026 l'esito di un intervento di neurochirurgia d'alta precisione eseguito su una bambina di poco più di dodici mesi. La piccola, affetta da un neuroblastoma addominale, presentava una massa tumorale che si era estesa fino al canale vertebrale, arrivando a comprimere una delle radici nervose che governano il movimento di una gamba.
Un'équipe multidisciplinare, composta da chirurghi oncologici, neurochirurghi, neurofisiologi e anestesisti, è riuscita ad asportare completamente il tumore in un intervento della durata di circa quattro ore, grazie a una pianificazione preoperatoria che ha sfruttato ricostruzioni tridimensionali e simulazioni virtuali. Sei giorni dopo l'operazione la bambina ha lasciato l'ospedale e ha già iniziato il percorso riabilitativo previsto per il recupero funzionale dell'arto inferiore.
Un tumore a forma di clessidra nel canale vertebrale
Il neuroblastoma è un tumore maligno che origina dal sistema nervoso simpatico e rappresenta la neoplasia solida extracranica più frequente nei bambini al di sotto dei cinque anni. In questo caso specifico, la massa era localizzata in addome, ma aveva assunto una conformazione particolare, estendendosi attraverso i forami di coniugazione delle vertebre fino a occupare lo spazio intrarachideo.
Questa caratteristica, definita in gergo tecnico come tumore "a clessidra", aveva portato la neoplasia a comprimere le strutture nervose deputate al controllo motorio dell'arto inferiore, determinando il rischio di deficit permanenti se non si fosse intervenuti tempestivamente.
Prima dell'intervento chirurgico, la bambina era stata sottoposta a una biopsia diagnostica e a un ciclo di chemioterapia secondo i protocolli standard per questa tipologia tumorale. Il trattamento neoadiuvante aveva consentito di ridurre le dimensioni della massa, creando le condizioni per programmare l'asportazione con un margine di sicurezza maggiore. Tuttavia, la porzione del tumore che si era insinuata nel canale vertebrale rimaneva in strettissimo contatto con le radici nervose, e la complessità del caso richiedeva una strategia chirurgica personalizzata e studiata nei minimi dettagli.
La pianificazione 3D e la scelta dell'accesso posteriore
La posizione del tumore e il suo rapporto con le strutture neurologiche hanno reso indispensabile una fase di pianificazione che andasse oltre la tradizionale lettura delle immagini radiologiche. Gli specialisti del Bambino Gesù hanno quindi ricostruito in tre dimensioni l'intera area anatomica coinvolta, creando un modello virtuale in grado di riprodurre fedelmente i rapporti esistenti tra la massa, la colonna vertebrale, il midollo spinale e i nervi.
Su questa piattaforma digitale, i chirurghi hanno potuto simulare virtualmente le diverse fasi dell'operazione, valutando preventivamente le opzioni a disposizione e i possibili ostacoli che avrebbero incontrato durante il lavoro in sala operatoria.
Grazie a questa pianificazione, l'équipe ha scelto di adottare un accesso chirurgico differente rispetto a quello standard. "La posizione del tumore ci ha imposto di ripensare completamente l'approccio chirurgico", ha spiegato Giorgio Persano, dell'Unità operativa semplice di Chirurgia oncologica del Bambino Gesù. Le simulazioni tridimensionali hanno portato a optare per una via dalla schiena, una soluzione inusuale per questo tipo di neoplasia ma che si è rivelata la più idonea per il caso specifico.
L'accesso posteriore ha infatti consentito di raggiungere e rimuovere in un'unica procedura chirurgica sia la porzione esterna del tumore, localizzata in addome, sia quella che si era estesa all'interno del canale vertebrale, senza dover ricorrere a un secondo approccio o a una manovra più complessa.
Il neuromonitoraggio e l'anestesia calibrata sui nervi
Una volta in sala operatoria, la precisione della fase progettuale ha incontrato il supporto della tecnologia più avanzata per la chirurgia neuro-oncologica. Durante le quattro ore dell'intervento, il sistema nervoso della piccola paziente è stato costantemente monitorato in tempo reale attraverso il monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio, una tecnica che permette di controllare l'integrità delle strutture nervose mentre il chirurgo lavora nelle loro immediate vicinanze.
"Quando un tumore cresce così vicino ai nervi che controllano il movimento di una gamba, ogni millimetro conta", ha sottolineato Andrea Carai, responsabile dell'Unità operativa complessa di Neurochirurgia del Bambino Gesù. "Il monitoraggio neurofisiologico ci permette di verificare in tempo reale che queste strutture continuino a funzionare mentre il chirurgo lavora".
In pratica, il sistema agisce come un sofisticato sensore che avverte l'équipe di eventuali sollecitazioni eccessive sui nervi, consentendo di correggere la traiettoria del bisturi per preservare al massimo la funzionalità dell'arto.
Parallelamente al neuromonitoraggio, è stata adottata una strategia anestesiologica specificamente calibrata per garantire la massima sicurezza e il controllo del dolore senza interferire con i segnali nervosi. Alcuni dei farmaci normalmente utilizzati in anestesia generale possono infatti alterare o azzerare le risposte registrate durante il monitoraggio neurofisiologico.
Per questo motivo, l'équipe anestesiologica ha optato per una tecnica di anestesia totalmente endovenosa, dosando con estrema precisione i farmaci per mantenere la bambina in condizioni di completa stabilità clinica e, al contempo, preservare l'affidabilità dei segnali elettrici per tutta la durata dell'operazione. L'asportazione del neuroblastoma è stata completata con successo e la piccola paziente è stata dimessa a distanza di sei giorni dall'intervento, potendo così iniziare il percorso riabilitativo necessario per il recupero della piena funzionalità della gamba.
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