Neuroblastoma rimosso al Bambino Gesù: intervento “su misura” su bimba di un anno

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Un intervento che ha richiesto mesi di preparazione, la sinergia di quattro specialità chirurgiche e il supporto della tecnologia tridimensionale: all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma è stato asportato completamente un neuroblastoma a una paziente di poco più di un anno. La massa tumorale, particolarmente aggressiva e in una sede critica, si era estesa fino al canale vertebrale, andando a comprimere uno dei nervi che controllano il movimento della gamba.

La bambina, dimessa dopo soli sei giorni dall’intervento, ha già iniziato il percorso riabilitativo previsto dal protocollo post-operatorio.

Una massa a cavallo tra addome e colonna

Il neuroblastoma, nella sua variante a insorgenza precoce, rappresenta una delle sfide più ardue per la chirurgia oncologica pediatrica; nel caso specifico, la difficoltà era data dalla localizzazione. La neoplasia, originatasi nel tessuto nervoso simpatico, aveva superato i confini della sua sede primaria e stava invadendo lo spazio epidurale, quello stesso spazio che all’interno delle vertebre accoglie il midollo spinale e le radici nervose.

La compressione nervosa, se non rimossa tempestivamente, avrebbe potuto compromettere in modo irreversibile la funzionalità dell'arto inferiore, ma l’équipe del Bambino Gesù ha scelto di non attendere l’evoluzione naturale della malattia.

Simulazione 3D e chirurgia “su misura”

La pianificazione dell’intervento, durato circa quattro ore, è stata affidata a un metodo che i chirurghi definiscono di “chirurgia su misura”: attraverso ricostruzioni tridimensionali e simulazioni virtuali, i medici hanno potuto studiare in anteprima i rapporti tra il tumore e le strutture nobili circostanti, modellando l’approccio chirurgico nei minimi dettagli.

La tecnica, che si avvale di software di visualizzazione avanzata, permette di ridurre i margini di incertezza e di calibrare l’asportazione sui singoli parametri anatomici del piccolo paziente, un aspetto decisivo quando si opera a pochi centimetri da un nervo essenziale per la deambulazione. A guidare la componente oncologica dell’intervento è stato il dottor Alessandro Crocoli, che dirige l’Unità operativa semplice di Chirurgia oncologica del nosocomio vaticano, il quale ha coordinato le fasi di asportazione insieme ai colleghi neurochirurghi, neurofisiologi e anestesisti.

L’équipe multidisciplinare e il decorso post-operatorio

La complessità del caso ha reso obbligatoria la presenza in sala operatoria di più figure specialistiche: i chirurghi oncologici si sono occupati della resezione della massa, i neurochirurghi hanno monitorato costantemente i margini di sicurezza rispetto al midollo, i neurofisiologi hanno eseguito il controllo elettromiografico in tempo reale per salvaguardare la funzione nervosa, mentre gli anestesisti hanno gestito la delicata fase di mantenimento dei parametri vitali in un’organismo di appena dodici mesi.

L’asportazione si è conclusa con l’asportazione completa del tumore, come confermato dagli esami istologici intraoperatori e dalla successiva risonanza magnetica di controllo. La bambina, sei giorni dopo l’operazione, è stata dimessa dal reparto di degenza ordinaria e ha fatto rientro a casa con i genitori, avviando contestualmente il percorso di riabilitazione motoria per recuperare pienamente la forza e la coordinazione dell’arto inferiore interessato dalla compressione nervosa.

Un nuovo traguardo per la chirurgia oncologica pediatrica

L’intervento rappresenta un ulteriore tassello nella casistica di successi dell’ospedale pediatrico romano, che solo poche settimane prima aveva registrato l’asportazione di una cisti ovarica di 7 chili da una paziente adolescente. In questo frangente, la combinazione di innovazione tecnologica e competenze specialistiche ha permesso di ottenere un risultato che fino a qualche anno fa sarebbe stato considerato al limite dell’operabilità, riducendo al minimo il trauma chirurgico e abbreviando i tempi di ospedalizzazione.

La scelta di non ricorrere a terapie neoadiuvanti prima del taglio, ma di procedere direttamente all’exeresi, è stata dettata dall’urgenza di decomprimere il nervo e di prevenire danni neurologici permanenti, una decisione che si è rivelata vincente alla luce del decorso clinico regolare e dell’assenza di complicanze infettive o emorragiche. Il Bambino Gesù conferma così il proprio ruolo di centro di riferimento per le patologie oncologiche dell’età evolutiva, dove la ricerca e la clinica procedono di pari passo per offrire soluzioni sempre più personalizzate ai pazienti più fragili.

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