Neuroblastoma rimosso al Bambino Gesù: a un anno la bimba torna a casa dopo l'intervento in 3D

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Quattro ore di sala operatoria, un'équipe multidisciplinare al completo e una pianificazione minuziosa resa possibile dalle più avanzate tecnologie di simulazione tridimensionale. All'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma è stato portato a termine un intervento di neurochirurgia oncologica che ha permesso l'asportazione completa di un neuroblastoma aggressivo diagnosticato a una bambina di poco più di un anno.

La piccola paziente, giunta nella struttura vaticana con una massa tumorale di notevole complessità, è stata dimessa appena sei giorni dopo l'operazione, segnando un risultato clinico di rilievo nel panorama della chirurgia pediatrica.

Un tumore esteso al canale vertebrale

La neoplasia, un neuroblastoma particolarmente insidioso, si era sviluppata in prossimità delle strutture nervose che regolano la motilità dell'arto inferiore, estendendosi fino al canale vertebrale, lo stretto spazio all'interno delle vertebre che accoglie il midollo spinale e le radici dei nervi. In quella sede, la massa esercitava una compressione significativa su uno dei nervi deputati al controllo del movimento della gamba, rendendo l'intervento estremamente rischioso e delicato.

La sfida per i chirurghi consisteva nell'asportare completamente il tumore senza ledere le fibre nervose circostanti, un obiettivo che ha richiesto una fase di studio preparatoria molto approfondita.

La simulazione 3D come strumento di pianificazione

Prima di procedere all'atto operatorio, i medici hanno potuto avvalersi di un approccio definito di "chirurgia su misura", basato su ricostruzioni tridimensionali e simulazioni virtuali del caso clinico. La tecnologia ha consentito di riprodurre fedelmente l'anatomia della bambina, visualizzando con precisione millimetrica i rapporti tra il tumore, le vertebre, il midollo e le terminazioni nervose.

In questo modo, l'équipe – composta da chirurghi oncologi, neurochirurghi, neurofisiologi e anestesisti – ha potuto testare virtualmente diverse strategie d'approccio, riducendo al minimo il margine di imprevisto e ottimizzando la traiettoria di asportazione. La pianificazione è stata tanto accurata quanto necessaria, visto che in quella zona del corpo anche uno scostamento di pochi millimetri può determinare esiti neurologici permanenti.

La procedura è stata preceduta da un ciclo di chemioterapia, somministrato dopo la biopsia iniziale, che ha consentito di ridurre le dimensioni della massa tumorale, creando le condizioni più favorevoli per l'intervento. La risposta della neoplasia alla terapia farmacologica è stata positiva, ma la sua posizione e la vicinanza alle strutture nobili del sistema nervoso hanno imposto comunque il massimo grado di cautela e preparazione.

L'operazione, della durata complessiva di circa quattro ore, ha visto l'impiego di tecniche di neuro-monitoraggio intraoperatorio per controllare in tempo reale l'integrità delle vie nervose, permettendo ai chirurghi di procedere con sicurezza durante le fasi più critiche del distacco del tumore.

Il decorso post-operatorio e la riabilitazione

L'esito dell'intervento è stato pienamente soddisfacente: l'asportazione del neuroblastoma è risultata completa e la piccola paziente ha mostrato un recupero rapido e privo di complicanze maggiori. Già dopo pochi giorni dalla fine dell'operazione, le sue condizioni generali sono apparse stabilizzate, tanto da permettere la dimissione dall'ospedale pediatrico a distanza di soli sei giorni.

La bambina, assistita dai familiari, ha già iniziato il percorso riabilitativo previsto per il recupero funzionale dell'arto inferiore, un passaggio fondamentale per consolidare i risultati dell'atto chirurgico e favorire il ritorno a una piena mobilità.

L'intervento, riuscito in un contesto di elevata complessità, rappresenta un ulteriore tassello nell'attività di eccellenza che il Bambino Gesù porta avanti nel campo della chirurgia oncologica pediatrica. La sinergia tra diverse specialità chirurgiche e il ricorso a tecnologie all'avanguardia come la stampa e la simulazione 3D si confermano elementi centrali per affrontare neoplasie che, fino a pochi anni fa, presentavano margini di operabilità molto ridotti.

Il caso della bambina di un anno si aggiunge ad altre recenti procedure di altissima complessità eseguite nella struttura romana, che continua a investire in formazione e strumentazione per offrire risposte terapeutiche sempre più mirate e meno invasive ai suoi piccoli pazienti.

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