Zelensky: "Pronto a incontrare Putin giovedì in Turchia, ma serve un cessate il fuoco"
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Redazione Esteri
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Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha risposto all’invito del Cremlino a un faccia a faccia in Turchia, annunciando che attenderà Vladimir Putin a Istanbul già questo giovedì. "Spero che questa volta i russi non cerchino scuse", ha scritto sui social, sottolineando però che qualsiasi trattativa dovrà partire da un "cessate il fuoco completo e duraturo, a partire da domani". Un passaggio non negoziabile, che il leader ucraino lega alla credibilità del negoziato stesso: "Non ha senso prolungare le uccisioni".
La mossa di Zelensky arriva poche ore dopo la proposta lanciata da Putin in un messaggio televisivo, in cui ha indicato la Turchia come sede possibile per un dialogo diretto. Ma mentre Kiev insiste sulla necessità di una tregua immediata, Mosca non ha ancora reagito alla condizione posta dal governo ucraino. Un silenzio che alimenta dubbi sulla reale volontà russa di trovare una soluzione diplomatica, soprattutto considerando che l’offensiva nel Donbass prosegue senza sosta, nonostante le pressioni occidentali.
Lo scenario, del resto, rimane polarizzato. Da un lato, Putin mira a consolidare il controllo sui territori occupati e a imporre una sovranità limitata all’Ucraina; dall’altro, Zelensky punta a smascherare quello che considera un "bluff" del Cremlino, mantenendo al tempo stesso il sostegno militare di Stati Uniti e Europa. La Turchia di Erdoğan, che già in passato ha mediato fragili intese, prova ora a ritagliarsi un ruolo decisivo. Ma la distanza tra le posizioni è tale che persino un vertice tanto atteso rischia di trasformarsi in un dialogo tra sordi.
Quello di giovedì potrebbe essere il primo incontro tra i due presidenti dall’inizio dell’invasione russa, nel febbraio 2022. Una data simbolica, che arriva dopo settimane di tensioni crescenti e sullo sfondo di un ultimatum occidentale: Washington e Bruxelles hanno minacciato nuove sanzioni se Mosca non avesse accettato una tregua di 30 giorni entro lunedì. Ma al di là delle dichiarazioni, nessuno dei due contendenti sembra disposto a cedere terreno. Zelensky, che ha ribadito la necessità di "preservare l’integrità territoriale", sa bene che qualsiasi concessione sarebbe letta come una vittoria di Putin. E il Cremlino, dal canto suo, non ha mostrato segni di voler rinunciare alle annessioni già formalizzate.




