A La Spezia, la scuola riapre senza Abanoub: sui muri il suo nome e la promessa di giustizia
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Redazione Interno
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Lunedì, il primo giorno di scuola senza Aba, niente sarà più lo stesso all'istituto professionale "Domenico Chiodo" di via XX Settembre, dove le aule, che due giorni fa furono teatro di un fatto di sangue, si preparano a riaccogliere gli studenti in un silenzio carico di assenza. Il nome dello studente ferito mortalmente, Abanoub Youssef – per tutti semplicemente Aba – campeggia ormai sui muri del vetusto istituto per l'industria e le attività marinare, griffato con bombolette e penne da chi lo ha conosciuto e amato, mentre le luci delle candele, che qualcuno ha posato a terra, ne illuminano la memoria in una veglia spontanea e straziante.
La rabbia della famiglia e le promesse istituzionali
Proprio mentre la città si stringe attorno a quei segni di cordoglio, la voce della famiglia Youssef, attraverso lo zio Abram Attia, chiede con forza risposte che vadano oltre la commozione. L'uomo, che con i fratelli guida tre aziende di impiantistica, ha incontrato in prefettura il ministro Valditara assieme al padre della vittima, dichiarandosi in seguito soddisfatto per le promesse ricevute. «Che sarà fatta giustizia nel più breve tempo possibile», ha riferito Attia, sottolineando come l'impegno annunciato dal governo riguardi anche l'intervento per «mettere in sicurezza i ragazzi a scuola», un punto cruciale dopo quanto emerso sulle minacce precedenti. Lo zio, infatti, ha raccontato senza mezzi termini che l'aggressore, Zouhair, «aveva già minacciato mio nipote e altri», e che «la scuola lo sapeva», sollevando così interrogativi pesanti sulle dinamiche preventive.
Il lutto cittadino e il peso di una tragedia annunciata
Sul fronte istituzionale locale, il sindaco Pierluigi Peracchini ha deciso di proclamare il lutto cittadino nel giorno in cui saranno celebrati i funerali di Abanoub, un gesto di partecipazione collettiva di fronte a un episodio che ha lacerato il tessuto sociale. La misura, se da un lato segna il rispetto per una giovane vita spezzata, dall'altro non può che richiamare l'attenzione sulle responsabilità di un sistema che, a quanto affermato dai familiari, sarebbe stato preavvisato dei rischi. La tragedia, dunque, si carica di quel senso di inevitabilità che spesso accompagna i fatti di cronaca nera più dolorosi, quelli in cui gli indizi di un esito fatale esistevano già e attendevano solo di manifestarsi nella loro tragica completezza.
Le rivelazioni sull'omicida e una motivazione insensata
A dipingere un quadro ancora più sconcertante della vicenda, contribuiscono le parole dell'ex fidanzata di Zouhair, l'omicida, la quale, raggiunta attraverso i social network, ha inizialmente mostrato sgomento e paura – tanto per sé quanto per la propria famiglia, «terrorizzata ad uscire di casa» – per poi lasciar trapelare una verità che sembra sfidare ogni razionalità. La radice del conflitto, a suo dire, affonderebbe in «una stupida foto di terza elementare», un dettaglio apparentemente minuscolo e remoto che avrebbe innescato una spirale di ostilità. La donna, che si dice addolorata, ha tenuto a precisare di aver «fatto il possibile per evitare litigi fra i due», chiedendo nel contempo che non si inventino «gossip scherzando sulla morte di un ragazzo», quasi a presagire il rischio che la banalità del pretesto finisca per offuscare la gravità del gesto.




