Eugenio Serravalle si difende: "Non sono no-vax", ma la politica accelera lo scontro
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Redazione Salute
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Ricevuta e pubblicata, la richiesta di rettifica del professor Eugenio Serravalle, pediatra e neonatologo, nominato e poi revocato dal Nitag – il gruppo consultivo ministeriale sulle vaccinazioni – riaccende il dibattito sulle posizioni scientifiche e le strumentalizzazioni politiche. Il ministro della Salute Orazio Schillaci, che lo aveva inizialmente inserito nel comitato, ne ha annullato la designazione con un decreto a seguito delle polemiche scatenate dalla presenza, nella commissione, di figure ritenute vicine alle tesi no-vax.
«In riferimento agli articoli in cui sono stato definito "no-vax"», scrive Serravalle nella lettera indirizzata alla direzione del giornale, «chiedo una rettifica». Il pediatra, specializzato in prevenzione e patologie neonatali, contesta l’etichetta attribuitagli, sottolineando di essersi sempre basato «su evidenze scientifiche». Tuttavia, la sua nomina, insieme a quella dell’ematologo Paolo Bellavite – anch’egli revocato – era stata interpretata come un’apertura del governo verso posizioni critiche sulle vaccinazioni, scatenando reazioni immediate.
A guidare l’opposizione, la vicepresidente del Senato Licia Ronzulli, che ha definito la revoca «un atto di responsabilità», evitando così di «legittimare i no-vax». D’accordo anche Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, secondo cui Schillaci ha agito «con coraggio, anteponendo la scienza a ogni altra considerazione». Ma la frangia più radicale della destra, quella che aveva sostenuto le nomine, non ha gradito. Attraverso organi di stampa vicini, ha bollato la decisione come «un cedimento vergognoso», minacciando ripercussioni elettorali.




