Zelensky nel vortice della corruzione, tra inchieste e promesse di trasparenza

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'Ucraina, già impegnata a respingere l'aggressione militare russa, si trova oggi a dover combattere un nemico interno altrettanto insidioso e destabilizzante: un sistema corruttivo che, secondo le indagini dell'Ufficio nazionale anticorruzione, avrebbe intaccato settori vitali dello Stato, minando dalla base la fiducia degli alleati internazionali e sfidando l'autorità di Volodymyr Zelensky. L'inchiesta "Midas", che sta mettendo a nudo presunti flussi illeciti di denaro, ha infatti costretto alle dimissioni due ministri del suo governo, mentre un imprenditore, descritto come amico di vecchia data del presidente, è riuscito a fuggire all'estero poco prima che le forze dell'ordine procedessero con le perquisizioni. Un episodio, quest'ultimo, che ha gettato un'ombra particolarmente lunga sull'esecutivo, il quale, nonostante le rassicurazioni pubbliche, appare in difficoltà nel gestire una crisi di tale portata.

L'arresto per l'ex vicepremier e il caso "Che Guevara"

Nel mirino degli investigatori è finito, con accuse ben più gravi, Oleksiy Chernyshov, già vice primo ministro. L'Ufficio anticorruzione, stringendo le maglie dell'inchiesta, ha formalmente richiesto all'autorità giudiziaria la misura cautelare della custodia in carcere per l'esponente politico, che nelle chat di messaggistica veniva indicato con il soprannome di "Che Guevara". Le accuse che gli vengono mosse, come riportato dalla stampa locale, vertono su quello che il codice penale ucraino definisce "arricchimento illecito", un reato che, nel caso specifico, sarebbe connesso a tangenti per un valore di circa 1,2 milioni di dollari. L'inchiesta, che si dipana attorno alla società nucleare statale Energoatom, ha già visto le dimissioni di Chernyshov lo scorso giugno, presentate poco dopo che egli stesso era stato formalmente informato di essere sotto indagine.

La riorganizzazione del settore energetico

Proprio per tentare di arginare le pesanti ripercussioni dello scandalo, Zelensky ha annunciato con un messaggio sulla piattaforma X un piano di riorganizzazione per le principali imprese statali attive nel comparto energetico. "Stiamo avviando la riorganizzazione delle principali imprese statali nel settore energetico", ha scritto il presidente, specificando di aver definito la linea d'azione insieme al primo ministro Yuliia Svyrydenko e al ministro dell'Economia Oleksii Sobolev. Il progetto, che nasce direttamente dalle ceneri dell'inchiesta dell'Anticorruzione, prevede non solo una revisione completa e approfondita delle attività finanziarie delle società coinvolte, ma anche un rinnovamento, quasi totale, dei vertici dirigenziali che le guidano.

La reputazione internazionale e le contromisure

Le onde d'urto della Tangentopoli ucraina hanno varcato i confini nazionali, suscitando un'aperta preoccupazione presso l'Unione Europea, la quale ha parlato senza giri di parole di una "reputazione danneggiata" per il governo di Kyiv, esortandolo a fornire risposte rapide e concrete. Di fronte a questa pressione esterna e al logoramento della propria immagine pubblica interna, Zelensky ha reagito promettendo "piena trasparenza" in tutte le indagini e imponendo sanzioni personali ai principali indagati. Una mossa, quest'ultima, interpretata come un tentativo di riconquistare la fiducia dei partner, i cui aiuti finanziari e militari sono fondamentali per la sopravvivenza del Paese, e di placare il malcontento di un'opinione pubblica stremata dalla guerra.

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