L’ex ministro ucraino dell’Energia fermato mentre cerca di espatriare: è caccia ai fondi del caso Midas

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La notte tra il 14 e il 15 febbraio, un treno diretto oltre i confini dell’Ucraina è diventato lo scenario di un arresto che riporta alla ribalta le inchieste sulla corruzione ad alto livello che scuotono Kiev. A finire in manette, su mandato dell’Ufficio nazionale anticorruzione (Nabu) e della Procura specializzata (Sapo), è stato Herman Galushchenko, già ministro dell’Energia e, fino allo scorso novembre, titolare del dicastero della Giustizia. L’operazione, confermata dalle stesse autorità in una nota diffusa nella mattinata del 15 febbraio, si inserisce nel vasto scandalo noto come “caso Midas”, un’indagine che ipotizza un sistema di tangenti e appropriazione indebita nel settore energetico pubblico per un volume d’affari che, secondo le prime ricostruzioni, supererebbe i cento milioni di dollari -3-4-6. Galushchenko, secondo quanto riportato da Ukrainska Pravda citando fonti vicine alle forze dell’ordine, è stato fatto scendere dal convoglio durante le operazioni di controllo alla frontiera, un fermo reso possibile da una specifica richiesta di sorveglianza che le autorità avevano diramato proprio nei suoi confronti; una procedura, questa, che scatta invariabilmente quando un individuo risulta formalmente coinvolto in procedimenti penali -2-7.

La rete di Mindich e le presunte tangenti a Energoatom

Al centro della maxi-inchiesta, che ha portato il presidente Volodymyr Zelensky a rimuovere Galushchenko dalla guida del ministero della Giustizia già nel novembre del 2025, vi sarebbe l’attività di una organizzazione criminale capeggiata, secondo gli inquirenti, dall’imprenditore Tymur Mindich, socio del presidente nei tempi della sua carriera televisiva con la productrice Kvartal 95. Gli investigatori del Nabu, nel corso di mesi di indagini, avrebbero documentato un meccanismo collaudato: la richiesta di tangenti, comprese tra il 10 e il 15 per cento del valore dei contratti, a carico delle controparti commerciali della compagnia energetica statale Energoatom, l’azienda nazionale per l’energia nucleare che, in un periodo di guerra e di infrastrutture messe a dura prova, gestisce risorse strategiche e flussi finanziari imponenti. Le perquisizioni, va ricordato, non avevano risparmiato lo stesso Galushchenko, finito nel mirino degli inquirenti già lo scorso autunno, quando gli agenti anticorruzione avevano bussato alla sua porta per acquisire documenti e materiale utile alle indagini; un passaggio, quello delle perquisizioni del 10 novembre, che aveva preceduto di poco la sua audizione negli uffici del Nabu, avvenuta il 21 novembre, quando l’ex ministro si era presentato insieme ai propri legali.

La destituzione dello scorso autunno e i precedenti giudiziari

La parabola di Galushchenko, che aveva retto il ministero dell’Energia dal 2021 fino all’estate del 2025 per poi passare alla Giustizia, si era interrotta bruscamente a seguito dello scoppio del caso Midas. La sua destituzione, formalizzata dal Parlamento il 19 novembre con un ampio sostegno, era stata preceduta da una riunione straordinaria del governo in cui la premier Yulia Svyrydenko ne aveva disposto la sospensione, affidando le funzioni alla viceministra per l’Integrazione europea, Lyudmila Sugak. Al centro dell’accusa, l’ipotesi che l’ex ministro avesse ricevuto “benefici personali” da Mindich, garantendo in cambio un controllo distorto sui flussi di denaro pubblico destinati al settore, in particolare attraverso l’influenza su società private che intrattenevano rapporti con Energoatom. Se Mindich, in virtù della doppia cittadinanza, era riuscito a lasciare il territorio ucraino, per Galushchenko il tentativo di espatrio nella notte tra il 14 e il 15 febbraio si è risolto con l’interruzione del viaggio e la traduzione in carcere, in un contesto in cui l’indagine, come precisato dal Nabu, prosegue con “azioni investigative prioritarie” svolte nel rispetto delle autorizzazioni giudiziarie, in attesa che emergano ulteriori dettagli su ruoli e responsabilità.

Le richieste di sorveglianza al confine e le norme del codice

L’episodio della frontiera, con il blocco dell’ex alto rappresentante dello Stato mentre cercava di allontanarsi, mette in luce il funzionamento dei meccanismi di controllo in un Paese che, pur in piena legge marziale, non interrompe l’attività giudiziaria. Le guardie di frontiera, come avviene di prassi quando un soggetto è indagato, avevano ricevuto l’indicazione di trattenere Galushchenko e di avvisare immediatamente la procura, un segnale che la macchina investigativa, nonostante le tensioni politiche e militari, continua a operare nei confronti di figure istituzionali di primo piano. Il caso Midas, infatti, non ha travolto soltanto l’ex ministro dell’Energia, ma ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di altri sette individui, tra cui un ex consigliere del ministro e dirigenti di Energoatom, cinque dei quali erano finiti in custodia cautelare già nelle fasi iniziali dell’inchiesta, a dimostrazione di come la rete di presunte relazioni illecite fosse ramificata e strutturata.

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