La ricetta dell’Agenzia internazionale dell’energia per frenare i consumi di petrolio tra guerra e rincari
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Redazione Economia
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L’economia globale si trova a fare i conti con una pressione crescente sui prezzi dell’energia, una tensione che il conflitto in Medio Oriente ha trasformato in una vera e propria prova di resistenza per i paesi importatori. In questo scenario, segnato dall’impennata del costo del greggio e dal timore di interruzioni nelle forniture, l’Agenzia internazionale dell’energia ha diramato un pacchetto di misure, dieci raccomandazioni specifiche che puntano a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili intervenendo soprattutto sulla mobilità e sulle abitudini quotidiane. Si tratta di un decalogo che richiama alla memoria le pratiche di austerity degli anni Settanta, quando le crisi petrolifere imposero un cambio di passo improvviso negli stili di vita occidentali; oggi, però, l’urgenza è duplice: calmierare la bolletta energetica per famiglie e imprese e alleggerire la pressione sulle scorte globali, messe a dura prova dall’instabilità geopolitica. Le indicazioni, che spaziano dal potenziamento del telelavoro al carpooling, arrivano in un momento in cui l’Italia registra un paradosso apparente nei prezzi alla pompa: se la benzina, grazie al taglio delle accise ereditato dalle precedenti gestioni, si attesta su livelli definiti dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy “nettamente più bassi” rispetto alle medie degli ultimi anni, il diesel continua invece a correre, mettendo in seria difficoltà l’autotrasporto e l’intero sistema logistico.
Il decalogo anti-crisi tra mobilità condivisa e limiti di velocità
Le dieci proposte dell’Agenzia – che fanno leva su comportamenti individuali e collettivi – si concentrano prevalentemente sulla riduzione del consumo di carburante, considerato il settore più vulnerabile agli shock esterni. Tra queste, spicca l’invito a incentivare il lavoro da remoto, una misura che, se adottata su larga scala, potrebbe decongestionare il traffico urbano e ridurre la domanda di benzina e gasolio per gli spostamenti casa-lavoro. Parallelamente, viene suggerito di aumentare l’utilizzo dei mezzi pubblici e di ricorrere all’auto condivisa (carpooling), sfruttando al massimo la capacità dei veicoli privati per abbattere il numero di auto in circolazione. C’è poi un ritorno a soluzioni che sembravano dimenticate, come la riduzione di dieci chilometri orari del limite di velocità in autostrada: una modifica che, secondo le simulazioni dell’ente, potrebbe tradursi in un risparmio annuo di circa sessanta euro a testa solo per il minor consumo di benzina, senza contare il beneficio in termini di sicurezza. Anche l’introduzione delle targhe alterne, strumento già utilizzato in passato per fronteggiare le emergenze ambientali, rientra tra le opzioni contemplate per i grandi centri urbani, così come la promozione delle “domeniche a piedi” per disincentivare l’uso dell’auto nel fine settimana.
La crisi energetica e il costo nascosto sui distretti industriali
Se per i singoli automobilisti il rincaro rappresenta una voce di bilancio sempre più pesante, per il tessuto produttivo italiano il balzo dei prezzi dell’energia sta assumendo i contorni di una minaccia strutturale. L’allarme, in questo senso, è stato lanciato da più parti: la guerra in Medio Oriente sta aggravando una situazione in cui il costo dell’energia elettrica e del gas rischia di erodere definitivamente la competitività del made in Italy. Le stime elaborate dalla Cgia di Mestre, che fotografano un aumento dei costi energetici per le imprese italiane di quasi 10 miliardi di euro nel corso del 2026, disegnano una geografia del dolore che vede la Lombardia in prima linea, con un aggravio stimato di 2,3 miliardi, seguita dall’Emilia-Romagna e dal Veneto. I distretti industriali più esposti sono quelli energivori per definizione: dalla metallurgia alla ceramica, passando per la filiera della gomma e della plastica, dove il divario di prezzo con i competitor europei – si pensi che un’impresa italiana paga l’energia circa 85 euro per MWh contro i 25 della Francia – rischia di trasformarsi in un vantaggio competitivo per gli stabilimenti oltre confine.
Il peso delle accise e l’incognita delle forniture via mare
A complicare ulteriormente il quadro, oltre all’andamento altalenante del greggio, c’è la questione strutturale della fiscalità. Nonostante il taglio delle accise varato in passato abbia contribuito a mantenere la benzina su livelli ritenuti accettabili dal dicastero guidato da Adolfo Urso, il Codacons e altre associazioni di categoria hanno più volte sollevato il problema della mancata riduzione strutturale delle imposte sul gasolio, il cui prezzo rimane schiacciato verso l’alto, con punte che sulle autostrade hanno sfiorato i 2,13 euro al litro in modalità self. Una sperequazione che rischia di penalizzare il comparto dei trasporti, già messo in ginocchio da una logica “just-in-time” che non ammette rallentamenti. C’è poi il nodo geopolitico legato al transito delle merci: il possibile inasprimento del conflitto e la conseguente instabilità nello Stretto di Hormuz rappresentano un pericolo concreto per l’approvvigionamento di materie prime fondamentali, come l’alluminio, creando un effetto domino che dalle acciaierie e dalle fonderie rischia di propagarsi all’intera filiera manifatturiera. Fatih Birol, direttore generale dell’Agenzia internazionale dell’energia, ha avvertito che nessun paese sarà immune se la situazione dovesse proseguire su questa traiettoria, sottolineando la necessità di uno sforzo globale che vada oltre i semplici interventi emergenziali.
Dallo smartworking alla velocità moderata: il ritorno all’austerity consapevole
Le linee guida proposte dall’Agenzia, dunque, non sono semplici consigli per risparmiare qualche euro in famiglia, ma rappresentano un vero e proprio cambio di paradigma in chiave di sicurezza energetica. L’idea di fondo è che ridurre i consumi sia l’unico antidoto immediato contro la speculazione e la scarsità, in attesa che le politiche di diversificazione delle fonti facciano il loro corso. In questo senso, accanto alle misure di mobilità, il vademecum richiama l’attenzione anche su pratiche domestiche considerate desuete, come l’abbassamento di un grado del riscaldamento o la regolazione della temperatura dell’acqua calda nelle caldaie – accorgimenti che, sommati, possono incidere per centinaia di euro l’anno sul costo delle utenze. Si tratta di un approccio che richiama le atmosfere dei periodi di crisi petrolifera, ma declinato secondo le sensibilità contemporanee: dal telelavoro, che riduce la necessità di spostamenti quotidiani, all’uso consapevole dell’auto, passando per la preferenza del treno rispetto all’aereo per gli spostamenti interni, ogni azione contribuisce a costruire un argine alla marea montante dei prezzi. In attesa che le politiche industriali e le scelte geopolitiche producano effetti tangibili, sono questi piccoli, grandi aggiustamenti comportamentali a costituire la prima linea di difesa contro un’emergenza che, come sottolineato dallo stesso Birol, non risparmia nessuno.




