Petrolio, operazioni da 580 milioni 15 minuti prima dell’annuncio di Trump: l’ombra dell’insider trading

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le ultime ventiquattr’ore hanno consegnato ai mercati finanziari globali una delle sessioni più convulse degli ultimi decenni, un’altalena di prezzi innescata dalle parole del presidente americano Donald Trump e immediatamente contraddetta dalla realtà dei fatti sul terreno. Era il weekend quando il tycoon aveva lanciato un ultimatum di 48 ore all’Iran – scaduto proprio ieri a mezzanotte – minacciando di “distruggere” le centrali elettriche iraniane se Teheran non avesse riaperto completamente il transito attraverso lo Stretto di Hormuz. Una dichiarazione che aveva fatto precipitare le Borse asiatiche, con Tokyo in perdita del 3,4% e Seul che ha bruciato il 6,5%, in un clima di crescente tensione per le interruzioni delle forniture energetiche.

L’atmosfera si è però capovolta intorno alle 12:10 (ora italiana) di lunedì, quando sui mercati è rimbalzata la notizia di un annuncio a sorpresa. Pochi minuti dopo, alle 13:04, Trump ha pubblicato un post su Truth Social dichiarando che Washington e Teheran avevano intrattenuto “conversazioni molto proficue” negli ultimi giorni, arrivando a “importanti punti di intesa”. Il Presidente ha ordinato al Pentagono di rinviare di cinque giorni gli attacchi, un dietrofront netto dopo la retorica bellicista del weekend. L’effetto sui listini è stato immediato: le Borse europee hanno invertito la rotta, il prezzo del petrolio – che aveva toccato picchi elevati – ha subito un repentino crollo mentre i futures sull’S&P 500 volavano in territorio positivo.

A rendere questa giornata ancora più sospetta non è stata però solo la natura improvvisa della tregua, ma il timing perfetto di alcune operazioni finanziarie rivelate dal Financial Times. Secondo quanto ricostruito dal quotidiano britannico – e ripreso dall’agenzia russa Tass – circa 15 minuti prima che Trump rendesse pubblico il suo messaggio, sul mercato sono stati negoziati circa 6.200 contratti sui principali benchmark energetici, il Brent e il West Texas Intermediate (Wti). Un volume abnorme, concentrato nella finestra temporale tra le 6:49 e le 6:50 di New York, per un valore complessivo stimato intorno ai 580 milioni di dollari.

Si tratta di scommesse massicce effettuate in una mattinata priva di dati macroeconomici programmati o discorsi ufficiali, una circostanza che secondo un gestore di portafoglio citato dal Ft appare “davvero anomala”. Non solo: gli investitori – o l’investitore – non ancora identificati non si sono limitati a puntare sul greggio. Analizzando i flussi, si è visto che la posizione era strutturata in modo speculare: vendite allo scoperto (short) sul petrolio, scommettendo cioè su un ribasso dei prezzi, e contestualmente acquisti (long) sui futures dell’S&P 500, sfruttando l’onda lunga del rialzo azionario che poi si è effettivamente verificata.

A complicare ulteriormente il quadro, rendendo ancora più nitida l’ombra dell’insider trading, è arrivata la netta smentita da parte dell’Iran. Mentre i mercati festeggiavano il calo delle tensioni, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha negato l’esistenza di qualsiasi negoziato diretto con gli Stati Uniti nelle ultime 24 ore. Il presidente del parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, è stato ancora più esplicito, accusando l’amministrazione americana di aver diffuso “fake news” con l’obiettivo dichiarato di “manipolare i mercati finanziari e petroliferi”. Una versione che trova riscontro anche in fonti vicine al Pentagono, secondo cui il rinvio degli attacchi non sarebbe stato determinato da progressi diplomatici, ma dalla crescente credibilità delle minacce militari iraniane e dalle pressioni degli alleati del Golfo, preoccupati da un’escalation fuori controllo.

Questo cortocircuito informativo – annuncio americano di una distensione che di fatto non esisteva, smentito immediatamente da Teheran – ha avuto l’effetto di creare una volatilità estrema. Dopo il crollo iniziale, il greggio ha ritrovato parzialmente slancio, mentre gli indici azionari europei hanno corretto i guadagni, riportando l’intero sistema finanziario in una condizione di incertezza totale.

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