Strage di Pasqua sulle strade, 26 vittime in tre giorni. E a Roma il dolore per due giovani vite spezzate
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il bilancio provvisorio, diffuso dall’Osservatorio Sapidata-Asaps, parla chiaro: ventisei persone hanno perso la vita negli incidenti stradali che hanno segnato il weekend di Pasqua, da venerdì tre a domenica cinque aprile. Un numero, questo, destinato purtroppo a salire, visto che le rilevazioni sono ancora in corso e la raccolta dati non si è ancora conclusa. Tra loro, la cronaca registra l’ennesima tragedia familiare: un bambino di appena otto anni, il quinto minore di quattordici anni a morire sulle strade italiane da gennaio, deceduto lungo l’autostrada A21 mentre viaggiava in moto con il padre. Una scia di lutti che ha interessato l’intera penisola, dove si contano undici motociclisti, dieci automobilisti, tre pedoni e due ciclisti.
Lazio in testa alla classifica del sangue, lo schianto sulla Tuscolana
Guardando la mappa delle regioni, è il Lazio a guidare questa triste graduatoria con cinque vittime, seguono Liguria e Toscana (quattro) e poi Piemonte (tre). Ed è proprio nella periferia della Capitale che si consuma uno degli episodi più drammatici di questo lungo fine settimana. Poco dopo le ventitré di venerdì, in via Tuscolana, all’altezza del civico 2122 nella zona di Vermicino, una Fiat Punto e una Fiat 500 si sono scontrate frontalmente. Un impatto violentissimo, che non ha lasciato scampo a due dei cinque coinvolti: Patrizia Trabucco, cinquantun anni, e il giovanissimo Damiano Atzeni, che di anni ne aveva solo sedici.
L’addio a Damiano, il ragazzo che voleva migliorare, e a una madre
Damiano, originario di Genzano ma residente da tempo nella zona dei Castelli, era in macchina come passeggero insieme a un amico diciannovenne, rimasto gravemente ferito; stavano raggiungendo il parcheggio di un supermercato dove li aspettava il resto della comitiva per una serata tra ragazzi. Sui social, il sedicenne aveva lasciato traccia di sé con parole che ora risuonano come un testamento ideale: «Aspiro solo a migliorare, a essere migliore di ciò che ero prima. Spesso ho perso tempo, certe volte la testa, ma non ho mai perso i miei valori». Dall’altra parte, alla guida della Punto, Patrizia Trabucco stava portando con sé le figlie di venti e undici anni, rimaste anch’esse ferite e trasportate d’urgenza al Policlinico Umberto I.
I soccorsi e le indagini della polizia locale sull’incidente
Sul posto, i vigili del fuoco hanno lavorato a lungo per estrarre i corpi dalle lamiere contorte, mentre i sanitari del 118 non hanno potuto fare altro che constatare il decesso dei due. Le indagini, affidate agli agenti della polizia locale del IV gruppo Tiburtino, si stanno concentrando sulla dinamica precisa dello scontro frontale. Secondo le prime e parziali ricostruzioni, una delle due vetture potrebbe non essersi fermata all’incrocio con via Antonio Anile; i rilievi sono in corso per accertare le velocità e l’eventuale violazione del semaforo o dello stop. Due famiglie distrutte, quella del ragazzo e quella della donna (operatrice socio sanitaria di Montecompatri), che ora devono fare i conti con il vuoto lasciato da chi, quella sera, non è mai arrivato a destinazione.




