Il Mef accelera sull’iperammortamento senza vincoli Ue, atteso in Cdm l’ok alla rimozione del “made in Europe”

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La direzione è ormai tracciata, manca solo l’ultimo sigillo formale. Il ministero dell’Economia e delle Finanze, per bocca del viceministro Maurizio Leo, ha confermato che l’eliminazione del vincolo territoriale per l’accesso all’iperammortamento – quella clausola che limitava l’agevolazione ai soli beni prodotti all’interno dell’Unione Europea o dello Spazio economico europeo – verrà ufficializzata nel corso del prossimo Consiglio dei ministri. L’annuncio, arrivato nel corso del forum nazionale “Le novità fiscali, la legge di Bilancio 2026” organizzato a Napoli dall’Ordine e dalla Fondazione dei dottori commercialisti e degli esperti contabili partenopei, mette fine a settimane di fibrillazioni e attese da parte del mondo imprenditoriale, che chiedeva a gran voce una modifica radicale della norma per non vedersi preclusa la possibilità di acquistare macchinari e tecnologie avanzate – si pensi, ad esempio, alla componentistica coreana o taiwanese, o ai software sviluppati negli Stati Uniti – dai distretti produttivi extraeuropei più competitivi. “Uno dei punti centrali sul quale stiamo lavorando – ha spiegato Leo – riguarda il tema dell’iperammortamento, che ha sostituito il precedente sistema dei crediti d’imposta. Alla luce delle numerose richieste pervenute, abbiamo deciso di intervenire per estendere l’agevolazione anche agli investimenti effettuati in altre aree del mondo”. Una scelta, questa, che punta a offrire maggiori opportunità alle imprese, favorendo al contempo quei processi di crescita e internazionalizzazione che, senza una dotazione tecnologica all’altezza, rischierebbero di rimanere sulla carta.

Il tema, come noto, aveva sollevato più di una perplessità sin dalla sua introduzione nel testo della Legge di Bilancio. La clausola del “made in Europe” – inserita in fase di approvazione parlamentare con l’intento, forse, di proteggere il tessuto produttivo continentale – si era trasformata in un boomerang per molte aziende italiane, abituate a rivolgersi a mercati terzi per l’approvvigionamento di beni strumentali ad alta intensità tecnologica. Non solo. L’incertezza legata alla mancata pubblicazione del decreto attuativo, che di fatto teneva in stand-by l’intera misura, aveva creato un clima di stallo, con gli imprenditori costretti a rimandare scelte strategiche in attesa di capire se e come avrebbero potuto beneficiare dell’incentivo. Ora, con la rimozione del paletto geografico, la maggiorazione del costo fiscale – che varia, a seconda dell’importo dell’investimento, dal 50 al 180 per cento – potrà essere applicata anche a presse, robot, sistemi di automazione e software innovativi acquistati al di fuori dei confini comunitari, a patto, naturalmente, che rispettino i requisiti tecnici previsti dalla normativa e che vengano interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione.

Nel corso della due giorni napoletana, del resto, non si è parlato solo di iperammortamento. Il viceministro ha voluto fare chiarezza anche su un altro fronte rimasto in sospeso, quello dell’Iva nelle operazioni permutative. Per i contratti stipulati entro il 31 dicembre 2025, ha precisato Leo, continuerà ad applicarsi la normativa precedente, basata sul “valore normale” dei beni scambiati, garantendo così certezza e continuità ai rapporti già avviati. Una distinzione non certo secondaria, che evita il rischio di dover ricalcolare la base imponibile su accordi pluriennali già definiti e che, secondo quanto emerso, sarà oggetto di specifici chiarimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate nei prossimi giorni. Il direttore dell’Agenzia, Vincenzo Carbone, presente al forum, ha infatti anticipato l’imminente pubblicazione di circolari “ad hoc”, destinate a fornire un supporto operativo agli uffici periferici e ai professionisti, in particolare per quanto riguarda il codice della crisi d’impresa e l’insolvenza. Un segnale, questo, che l’amministrazione finanziaria intende muoversi in stretta sintonia con le esigenze dei contribuenti, cercando di prevenire contenziosi e disguidi interpretativi.

E proprio sul rapporto tra fisco e contribuenti, il presidente nazionale dei commercialisti, Elbano de Nuccio, ha insistito sulla necessità di un nuovo patto con l’Agenzia delle Entrate. Un patto che, nelle intenzioni, dovrebbe tradursi in “corsie preferenziali” pomeridiane dedicate ai professionisti, per superare quello che de Nuccio ha definito il “muro digitale” che spesso impedisce un confronto diretto e risolutivo con funzionari e dirigenti. L’iniziativa, frutto di un lavoro di pianificazione interna all’Agenzia ormai concluso, porterà nelle prossime settimane alle prime aperture pomeridiane degli uffici, un risultato che – nelle parole del presidente – non solo riconosce il ruolo strategico della categoria, ma contribuisce a migliorare l’efficienza complessiva dell’azione amministrativa. Dal canto suo, Matteo De Lise, presidente dell’Ordine partenopeo, ha sottolineato come la Manovra 2026 offra indubbiamente nuove opportunità per famiglie, imprese e professionisti, soprattutto sul fronte degli investimenti e del lavoro, ma abbia comunque bisogno di essere accompagnata da una maggiore semplificazione normativa, elemento imprescindibile per rendere davvero fruibili gli strumenti messi in campo dal legislatore.

Rottamazione quinquies e dialogo tra le parti, i nodi ancora da sciogliere

Accanto alle misure che riguardano gli investimenti e la fiscalità degli scambi, il confronto di Napoli ha toccato anche il tema della rottamazione quinquies, la nuova definizione agevolata delle cartelle che rappresenterà, per stessa ammissione del viceministro Leo, un’opportunità importante per i contribuenti che intendono regolarizzare la propria posizione. L’idea è quella di predisporre un piano di rateizzazione ampio, che renda più sostenibile il pagamento dei debiti tributari accumulati, evitando il ricorso a misure esecutive. Un intervento, questo, che si inserisce in un quadro più generale di riforma del rapporto fisco-contribuente, in cui la riscossione non deve essere vissuta come una spada di Damocle, ma come un processo gestibile e trasparente. Tuttavia, non mancano le voci critiche: alcuni commercialisti presenti hanno fatto notare come, senza una reale semplificazione degli adempimenti e una riduzione strutturale della pressione fiscale, anche la rottamazione rischi di diventare solo una soluzione tampone, incapace di risolvere alla radice il problema della litigiosità fiscale.

Quel che è certo, e lo si è capito dalle parole dei vari interlocutori, è che il ruolo del commercialista come intermediario privilegiato tra fisco e contribuente esce rafforzato da questo confronto. Vincenzo Moretta, presidente della Fondazione Odcec Napoli, ha parlato esplicitamente di “canali di interlocuzione” che devono diventare sempre più rapidi ed efficaci, per consentire la gestione delle pratiche di imprese e famiglie senza gli intoppi burocratici che troppo spesso paralizzano l’attività economica. In quest’ottica, la rimozione del vincolo del made in UE per l’iperammortamento non è solo una buona notizia per gli industriali, ma un test importante per verificare se la macchina dello Stato è in grado di rispondere con tempestività alle sollecitazioni che arrivano dal mondo produttivo. La palla, ora, passa al Consiglio dei ministri, chiamato a tradurre in norma quanto annunciato, sbloccando definitivamente una misura attesa da oltre due mesi e su cui molte imprese hanno già iniziato a programmare i propri piani di sviluppo.

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