Il Papa non è fuori pericolo, ma respira autonomamente: il rischio è la sepsi
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Redazione Interno
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Papa Francesco, ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma dal 14 febbario a causa di una polmonite bilaterale, non è ancora fuori pericolo, nonostante respiri autonomamente e non sia attaccato a macchinari. A renderlo noto è stato il professor Sergio Alfieri, direttore del Dipartimento medico-chirurgico del Gemelli, durante un briefing con la stampa tenutosi il 21 febbraio. Il Pontefice, che soffre di crisi asmatiche ricorrenti, utilizza occasionalmente i naselli per l’ossigeno, ma il suo cuore è forte e non necessita di supporti esterni.
Il principale rischio, tuttavia, rimane la possibilità che i batteri presenti nei polmoni raggiungano il sangue, causando una sepsi. Una complicazione che, sebbene non metta immediatamente in pericolo la vita del Papa, richiede un monitoraggio costante e una degenza prolungata. I medici hanno sottolineato che Bergoglio rimarrà ricoverato per il tempo necessario a garantire una completa guarigione, evitando un ritorno prematuro ai suoi impegni.
Lo stesso Papa, secondo quanto riferito dai sanitari, avrebbe chiesto ai medici un’“operazione di verità” sulle sue condizioni, con l’obiettivo di fermare la diffusione di notizie false e di fornire informazioni chiare e trasparenti. Una richiesta che ha portato i professori Alfieri e Luigi Carbone, medico referente a Santa Marta, a illustrare pubblicamente lo stato di salute del Pontefice, confermando che, nonostante la gravità della situazione, non vi è un pericolo imminente per la sua vita.
La polmonite bilaterale, che ha colpito Francesco, rappresenta una patologia particolarmente insidiosa, soprattutto per un uomo di 86 anni. I medici hanno ribadito l’importanza di un approccio cauto, evitando di accelerare i tempi di recupero e garantendo che ogni fase della terapia sia rispettata.
Il ricovero del Papa, che ha suscitato preoccupazione tra i fedeli e non solo, ha riportato l’attenzione sulle sue condizioni di salute, già fragili negli ultimi anni. Tuttavia, la sua capacità di respirare senza ausili esterni e la forza del suo cuore lasciano spazio a un cauto ottimismo, pur nella consapevolezza che il percorso verso la guarigione sarà lungo e complesso.




