L’ora del digiuno, tra scienza e tendenza: cos’è e come funziona l’intermittent fasting
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Redazione Salute
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Da Novak Djokovic a Fiorello, passando per Jennifer Aniston e Gisele Bündchen, il digiuno intermittente ha scalato le classifiche delle scelte alimentari, affermandosi non solo come strategia post-festiva ma come approccio strutturato al rapporto con il cibo. Tiziano Scarparo, medico nutrizionista tra i massimi esperti in Italia con oltre un milione di follower su TikTok, lo definisce senza esitazioni «uno stile di vita adattabile», sottolineando come la sua essenza non risieda in un rigido schema dietetico bensì in una ritmica consapevole dell’assunzione di nutrienti. L’idea di rimanere a stomaco vuoto per diverse ore, se da un lato può generare timori iniziali, dall’altro spalanca la porta a una rinnovata percezione della fame e della sazietà, un percorso che richiede pazienza e che molti descrivono come liberatorio. Non si tratta, infatti, di una privazione fine a se stessa ma di una riorganizzazione temporale dei pasti, la quale, secondo i suoi sostenitori, può riverberarsi positivamente su energia e lucidità mentale.
I giorni del rimorso e la scelta sbagliata
Nel periodo che segue le grandi abbuffate natalizie, l’impulso a correre ai ripari si fa spesso pressante, spingendo verso soluzioni drastiche e poco ponderate. Una tendenza diffusa, come evidenziato da alcune ricerche, vede circa metà degli italiani propendere per l’eliminazione immediata della colazione, una mossa che Scarparo osserva con cautela poiché può tradursi in cali di concentrazione e performance durante l’orario lavorativo. Il rischio, insomma, è quello di scambiare un metodo strutturato per una semplice astensione dal cibo, cadendo in un errore che vanifica i potenziali benefici e mina il benessere quotidiano. La pratica del digiuno intermittente, al contrario, si fonda su protocolli precisi e studi scientifici, lontani dalle logiche del “fai da te” dettate dal senso di colpa.
Uno strumento, non una bacchetta magica
La domanda che molti si pongono verte sull’efficacia di questo approccio per la perdita di peso: funziona davvero? Il nutrizionista risponde chiaramente, definendolo uno «strumento» utile ma non una «dieta» in senso tradizionale, tanto meno una panacea miracolosa. Il principio di base rimane quello consolidato dalla scienza della nutrizione: per ottenere risultati duraturi, sia in termini di salute generale sia di controllo del peso, non è necessario ricorrere a estremismi o a regimi bizzarri. Occorre piuttosto applicare con costanza ciò che è noto per funzionare – un bilancio calorico appropriato e la qualità degli alimenti – adattando il tutto alle proprie esigenze individuali. Il digiuno intermittente, in quest’ottica, diventa un possibile modulatore dei tempi di assunzione del cibo, che può facilitare il rispetto di tali principi senza stravolgerli.
Sfatare i falsi miti per un approccio sicuro
Attorno a questa pratica, come spesso accade per le tendenze che guadagnano popolarità, fioriscono equivoci e credenze infondate. Si va dalla sopravvalutazione del ruolo dei carboidrati, visti a volte come nemici assoluti, alla convinzione che l’esercizio cardio sia l’unico abbinamento possibile, fino a trascurare elementi fondamentali come una corretta idratazione. Lo stesso Scarparo mette in guardia dal sottovalutare l’apporto di acqua durante le finestre di digiuno. La scelta del programma più adatto – che si tratti del metodo 16/8, del digiuno a giorni alterni o di altri schemi – non può prescindere da una valutazione personale e, idealmente, da un parere medico, per gestire al meglio eventuali effetti collaterali e integrare la pratica in un quadro di vita sano e sostenibile nel lungo periodo.




