Torino, misure cautelari per 13 militanti dopo gli assalti del 2024

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Redazione Interno Redazione Interno   -   All'alba, gli agenti della Digos hanno eseguito una serie di provvedimenti cautelari nei confronti di tredici militanti dell'area antagonista torinese, tutti di età compresa tra i diciannove e i trent'anni. I provvedimenti, che impongono l'obbligo di firma quotidiana e il divieto di allontanarsi dalla propria abitazione in ore notturne, rappresentano un nuovo capitolo nelle indagini, che coinvolgono decine di persone, su una lunga serie di episodi di violenza occorsi nel corso del 2024. Le accuse, che spaziano dalla resistenza aggravata a pubblico ufficiale alla violenza privata, fino alla rapina nel caso di uno di loro, delineano un quadro di tesa conflittualità che ha segnato la città nel corso dell'anno.

I quattro episodi contestati

L’inchiesta, i cui sviluppi giudiziari si intrecciano con le dichiarazioni politiche di questi giorni – come quelle del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che in Senato ha sottolineato come "continueremo con gli sgomberi" dopo gli scontri che portarono al ferimento di venticinque agenti –, si concentra su quattro principali eventi. Il primo, in ordine di tempo, risale al 13 novembre, quando un gruppo di circa settanta manifestanti prese d’assalto l’accesso ai padiglioni dello stabilimento Leonardo, arrestando danni alle strutture e aggredendo il personale di vigilanza e gli stessi agenti della Digos intervenuti per ripristinare l’ordine.

La scalata alla Mole e il blocco dei binari

Un altro episodio di grande impatto simbolico, che suscitò all’epoca clamore, fu l’assalto alla Mole Antonelliana, durante il quale alcuni attivisti riuscirono a scalare il monumento per esporre uno striscione, in un’azione che sollevò forti preoccupazioni per l’incolumità delle persone e la sicurezza del sito. Pochi giorni dopo, in occasione di uno sciopero generale, l’occupazione illegale dei binari ferroviari in prossimità di una stazione creò notevoli disagi alla circolazione, mentre i cortei in città degeneravano in scontri con le forze dell’ordine, che riportarono diverse contusioni.

Il corteo pro-Palestina e l'assalto al Politecnico

La spirale di violenze, che ha visto il coinvolgimento anche di militanti legati al centro sociale Askatasuna, secondo quanto emerso dalle indagini, toccò un ulteriore apice durante un corteo in solidarietà alla Palestina. In quell'occasione, un nutrito gruppo di dimostranti deviò dal percorso autorizzato e assaltò una sede del Politecnico, dove furono perpetrati atti di vandalismo e dove si verificarono nuovi tafferugli con la polizia. Alcuni degli indagati, stando alle ricostruzioni degli investigatori, avrebbero poi partecipato a una rapina ai danni di un esercizio commerciale nelle vicinanze, un fatto di cronaca nera che aggravò ulteriormente il quadro delle imputazioni.

Le indagini e il quadro processuale

Le misure cautelari odierne, dunque, sono il frutto di un lungo e articolato lavoro di raccolta prove, che ha incluso l’analisi di filmati e il riconoscimento di presunti responsabili. Il gip, valutando le risultanze investigative, ha ritenuto di dover applicare gli obblighi di firma e di dimora per garantire il regolare corso delle indagini, senza che gli indagati possano commettere ulteriori reati della stessa natura. Il procedimento, che resta aperto e potrebbe portare a nuove acquisizioni, fotografa una stagione di aspro confronto nella città, i cui strascichi continuano a tenere impegnati gli inquirenti.

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