Blitz della Digos a Torino, diciotto misure cautelari per gli scontri nei cortei pro Palestina

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   L'operazione, condotta nelle prime ore della mattina dagli agenti della Digos di Torino con il supporto del Centro operativo per la sicurezza cibernetica, ha portato all'esecuzione di diciotto misure cautelari nei confronti di altrettanti militanti dell'area antagonista, undici uomini e sette donne, ritenuti a vario Titolo responsabili di una serie di azioni violente che avevano caratterizzato alcune manifestazioni di solidarietà al popolo palestinese svoltesi in città tra la fine dell'estate e l'autunno dello scorso anno. Il provvedimento, emesso dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura di Torino, ha disposto per cinque degli indagati la misura degli arresti domiciliari, per dodici l'obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria e per un ulteriore soggetto il divieto di dimora nel comune di Torino. Le ipotesi di reato, contestate in modo differenziato a seconda del ruolo e della partecipazione di ciascuno, vanno dal danneggiamento alla violenza privata aggravata, senza dimenticare la resistenza aggravata e le lesioni a pubblico ufficiale, capi d'imputazione che delineano il quadro di una protesta sfociata in vere e proprie azioni di guerriglia urbana.

L'occupazione dei binari e l'irruzione in aeroporto

Il primo degli episodi contestati risale al 24 settembre, quando un corteo di circa millecinquecento persone, partito da piazza Castello in sostegno alla Global Sumud Flotilla, raggiunse la stazione di Porta Susa: qui, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, circa settecento manifestanti forzarono un accesso e occuparono i binari per oltre un'ora, causando il blocco della circolazione ferroviaria e pesanti ripercussioni sull'intero nodo del Nord Ovest. Una decina di giorni più tardi, il 2 ottobre, l'azione di una trentina di attivisti si spinse fino all'aeroporto di Caselle: il gruppo, giunto in bicicletta, tagliò la recinzione perimetrale e penetrò nell'area di volo, costringendo le autorità a sospendere le partenze e gli arrivi per circa trenta minuti, un gesto dalla forte carica simbolica che mise in allarme le forze dell'ordine per le evidenti ricadute sulla sicurezza e sull'ordine pubblico.

La notte di guerriglia alle Ogr e l'assedio a Leonardo

La tensione, lungi dall'attenuarsi, raggiunse il suo apice proprio nella serata del 2 ottobre e nella giornata successiva, quando l'attenzione dei manifestanti si concentrò sulle Officine Grandi Riparazioni, sede di un importante evento di tecnologia e innovazione, l'Italian Tech Week, che vedeva tra i partecipanti il fondatore di Amazon Jeff Bezos e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Mentre migliaia di persone si radunavano all'esterno, un gruppo di antagonisti riuscì a scavalcare i cancelli e ad aprirli dall'interno, permettendo a decine di facinorosi di invadere gli spazi dell'evento, dove vennero danneggiati arredi, monitor e vetrate, oltre a quattro autovetture. Il giorno seguente, i tentativi di entrare nuovamente alle Ogr durante lo svolgimento della conferenza portarono a violenti scontri con le forze dell'ordine, che respinsero i manifestanti i quali si diressero poi verso lo stabilimento dell'azienda Leonardo in corso Francia. Lì, la situazione degenerò in una vera e propria battaglia campale durata quasi un'ora, con lanci di pietre e oggetti contro gli agenti, che causarono il ferimento di sei operatori del reparto mobile, con prognosi fino a trenta giorni, e danni alle autovetture dei dipendenti in sosta.

L'assalto alle istituzioni e alla sede del quotidiano

L'azione investigativa della Digos, diretta dalla dirigente Rita Fabretti, ha consentito di ricostruire nel dettaglio anche gli episodi successivi, che hanno visto come bersaglio alcune sedi istituzionali e della stampa. Il 14 novembre, in occasione del cosiddetto "No Meloni Day", un gruppo di manifestanti tentò di fare irruzione nella sede della Città Metropolitana di Torino, aggredendo gli operatori del reparto mobile con calci, pugni e lanci di oggetti, tra cui un estintore e dei sellini di bicicletta, causando il ferimento di nove agenti. L'ultimo atto di questa lunga sequenza di violenza, oggetto delle misure cautelari odierne, risale al 28 novembre, quando circa ottanta persone, al termine di un corteo indetto per una giornata di sciopero generale, presero d'assalto la sede del quotidiano La Stampa, scavalcando i cancelli e danneggiando porte, telecamere di sorveglianza e imbrattando i muri con scritte di contestazione. Durante l'esecuzione dei provvedimenti, gli agenti hanno effettuato tre perquisizioni domiciliari, anche di natura informatica, mentre i collettivi vicini al centro sociale Askatasuna, nel commentare l'operazione, hanno parlato di ennesimo atto di repressione nei confronti delle lotte per la Palestina, definendo l'impianto accusatorio della Procura come un "castello di carte" volto a colpire pratiche di dissenso, come i blocchi stradali e ferroviari, messe in atto da migliaia di persone.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.