Witkoff a Mosca, Lavrov apre alla trattativa mentre Kiev fissa le sue condizioni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff è atterrato all’aeroporto Vnukovo di Mosca, segnando la sua quarta missione in Russia da febbraio. L’agenzia Tass, pur senza confermare esplicitamente la sua identità, ha riportato l’arrivo di un volo privato statunitense entrato nello spazio aereo russo dalla Lettonia. L’obiettivo, secondo fonti vicine al Cremlino, sarebbe quello di riavviare i colloqui per un possibile accordo di pace, dopo mesi di stallo.

Intanto, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha dichiarato che Mosca è "pronta a chiudere un accordo", senza però specificare quali concessioni sarebbero sul tavolo. Le sue parole arrivano mentre Kiev, attraverso il sindaco Vitalij Kličko, ammette per la prima volta la possibilità di "dover cedere territori" per fermare la guerra. Una posizione che, sebbene non ufficiale, riflette le divisioni interne all’establishment ucraino, stretto tra la necessità di sopravvivere militarmente e la volontà di non legittimare l’occupazione russa.

Le condizioni di Kiev e il raid a Pavlohrad secondo il Telegraph, il governo ucraino avrebbe presentato agli Stati Uniti un documento con cinque punti non negoziabili. Tra questi, il rifiuto di riconoscere l’annessione della Crimea e delle regioni occupate, oltre alla richiesta di garanzie di sicurezza internazionali. "Pace non significa resa", ha sottolineato una fonte vicina alla presidenza, insistendo sul fatto che qualsiasi trattativa dovrà basarsi sul diritto internazionale.

Mentre la diplomazia cerca una via d’uscita, la guerra continua a mietere vittime. Un raid russo su Pavlohrad, nel sud-est del Paese, ha causato tre morti e dieci feriti, tra cui un bambino. Le esplosioni, che hanno colpito un’area residenziale, riaccendono il dibattito sull’efficacia delle difese aeree ucraine, ancora troppo dipendenti dai rifornimenti occidentali.

Il piano Usa e la controffensiva di Zelenskyj fonti di Reuters rivelano che l’amministrazione Trump avrebbe elaborato una proposta che prevede il riconoscimento della Crimea come territorio russo e il mantenimento del controllo di Mosca sulle zone occupate, in cambio della revoca delle sanzioni. Una bozza che Kiev respinge al mittente: Zelenskyj, secondo quanto trapelato, chiede invece l’applicazione dell’articolo 5 della Nato, che garantirebbe una protezione militare collettiva.

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