Intel vola a Wall Street e il mercato dei chip “difettosi” diventa un affare
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Redazione Economia
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Non c’è crisi geopolitica, almeno per ora, che tenga ferma la corsa dei semiconduttori a stelle e strisce. Mentre le ultime indiscrezioni provenienti dal Pakistan – dove si ipotizza un prossimo incontro tra Stati Uniti e Iran – non sono riuscite a sostenere le Borse europee, chiuse in negativo nell’ultima seduta della settimana, dall’altra parte dell’oceano il Nasdaq e l’S&P 500 hanno rinnovato i rispettivi massimi assoluti. A trainare il comparto tecnologico, in particolare, ci ha pensato Intel: il produttore statunitense di chip ha registrato un rally che ieri ha toccato punte del +25%, un balzo che di fatto ha riscritto i record storici del titolo e trascinato con sé l’intero settore.
Conti in crescita, domanda da intelligenza artificiale
La miccia che ha innescato l’esplosione di Intel va cercata nei numeri del primo trimestre. Il fatturato netto è salito a 13,58 miliardi di dollari, segnando un incremento del 7% rispetto ai 12,67 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente. Una crescita, questa, alimentata soprattutto dalla domanda legata al boom dell’intelligenza artificiale: un’onda lunga che non soltanto sta gonfiando le vendite delle più performanti GPU (quelle progettate da Nvidia, per intenderci) ma che adesso investe in pieno anche l’architettura produttiva di Intel.
Il business inaspettato: chip scartati venduti a peso d’oro
È proprio qui che emerge l’aspetto più singolare, e forse più rivelatore, della vicenda. Intel avrebbe trovato margine laddove di solito si annidavano solo perdite: parliamo dei chip meno pregiati, di quei die posizionati al bordo del wafer o – più brutalmente – dei prodotti che fino a poco tempo fa sarebbero stati considerati scarti o quasi. Ora, invece, anche quei componenti vengono venduti. La domanda di CPU è diventata talmente intensa da rendere commercialmente sensato piazzare sul mercato parti che, in un contesto normale, avrebbero avuto un valore molto più basso, quando non sarebbero finite direttamente nella spazzatura. È un segnale concreto – e misurato sul campo – di quanto l’infrastruttura per l’intelligenza artificiale stia tirando l’intera filiera dei semiconduttori, senza esclusione di colpi.
Wall Street contrastata ma il Nasdaq regge, petrolio in lieve calo
In questo scenario macroeconomico frammentato, va detto che lo stallo nelle negoziazioni tra Stati Uniti e Iran (le cui trattative restano appese a sviluppi ancora incerti) non ha però fermato interamente la volatilità. Wall Street si presenta contrastata, con il Dow Jones meno brillante di un Nasdaq sorretto appunto dai chip. E il petrolio ne ha risentito solo marginalmente: il Wti scivola nei pressi dei 95 dollari, mentre il Brent si attesta sui 107 dollari. Un indebolimento leggero, nulla più. A fare la differenza, insomma, resta il dato industriale. E nel caso specifico di Intel, la notizia non è soltanto il profitto in sé, ma l’idea che persino gli “errori” di fabbrica – o meglio, ciò che un tempo tale sarebbe sembrato – possano trasformarsi in una risorsa, quando l’appetito di calcolo dell’Ia diventa insaziabile.




