Leapmotor B03, avvistamenti su strada per la cinese che punta all’Europa
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Redazione Economia
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Il marchio Leapmotor, di proprietà del gruppo Stellantis, non ha mai fatto mistero delle proprie ambizioni europee: ampliare la gamma, scalare le vendite, uscire gradualmente dall’ombra del mercato cinese. Ed ecco che, nel quadro di questa strategia di espansione, iniziano a circolare le prime foto spia della futura Leapmotor B03, una compatta elettrica di segmento B avvistata durante una sessione di test su strada. La vettura, che in Cina dovrebbe chiamarsi A05 e venire svelata già a maggio, rappresenta una delle scommesse più concrete del costruttore per il Vecchio Continente.
Debito al Salone di Parigi, ma occhio alle differenze di nome
L’esordio ufficiale per il mercato europeo è previsto in autunno, quando il Salone dell’Auto di Parigi farà da vetrina alla B03. Una sovrapposizione onomastica – inevitabile, forse – che potrebbe generare qualche confusione: qui si chiamerà B03, a casa sua A05. Niente di nuovo, in fondo, per chi ha familiarità con le strategie di branding dei costruttori cinesi, spesso inclini a ridenominare i modelli in base al mercato di destinazione. La vettura intercettata, ancora pesantemente mimetizzata, lascia intravedere una linea compatta e moderna, con gruppi ottici sottili e una carrozzeria che punta a massimizzare l’efficienza aerodinamica.
Troppa tecnologia in un unico schermo? Il caso B10 insegna
A proposito di eccessi digitali, non si può non ricordare quanto accaduto con la Leapmotor B10, disponibile anche in versione range extender (REEV). Proprio quel modello – provato su strada da Milano al Lago d’Orta – ha sollevato più di una perplessità per la scelta di concentrare ogni funzione, dalla regolazione degli specchietti al navigatore, in un unico touchscreen centrale da 14,6 pollici. Una soluzione che, se da un lato esalta la filosofia minimalista, dall’altro rischia di disorientare l’automobilista medio, costretto a distogliere lo sguardo dalla strada per ogni minima regolazione. La B03 potrebbe seguire la stessa filosofia, oppure no: per ora le foto spia non mostrano l’abitacolo, e il silenzio della casa madre lascia spazio a sole ipotesi.
L’ibrido che non ti aspetti: la formula range extender funziona
La Leapmotor B10 REEV Hybrid – che fuoriesce dalla stessa piattaforma modulare su cui probabilmente nascerà anche la B03 – rappresenta un caso tecnico interessante: sotto la carrozzeria non cambia nulla rispetto alla versione full electric, ma il retrotreno ospita un motore termico 1.5 a benzina, un serbatoio da 50 litri e una batteria di dimensioni ridotte. Il motore di trazione rimane esclusivamente elettrico; il termico funge da generatore di corrente, intervenendo quando le celle si esauriscono. Il risultato è un’autonomia complessiva dichiarata di circa 900 chilometri, con prezzi che partono da 29.900 euro. Un compromesso, questo della “elettrica che beve benzina”, capace di aggirare l’ansia da ricarica senza rinunciare alla guida a emissioni zero in ambito urbano.
Cronaca nera e sviluppi giudiziari: un cenno doveroso
Se si parla di vetture in fase di test, non si può ignorare che i collaudi su strada – specialmente quando coinvolgono prototipi poco mimetizzati – hanno talvolta attirato l’attenzione delle autorità per incidenti o violazioni del codice della strada. In passato, alcune inchieste giudiziarie hanno riguardato piloti di collaudo trovati in possesso di sostanze stupefacenti alla guida di vetture non ancora omologate, con conseguente sequestro dei mezzi e sospensione delle sperimentazioni. Non è questo il caso della B03, né risultano al momento procedimenti penali a carico del personale Leapmotor. Tuttavia, l’abitudine di intercettare i prototipi in autostrada o lungo le statali italiane ha portato, in altre circostanze, a denunce per violazione della privacy industriale: chi scatta le foto spia, talvolta, si introduce in aree vietate o segue per chilometri i mezzi in prova, configurando potenziali illeciti. Su questi aspetti, però, le fonti ufficiali tacciono.




