Stellantis, dopo Leapmotor guarda a Dongfeng: stabilimenti europei aperti ai cinesi
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Redazione Economia
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Dopo l’intesa siglata con Leapmotor, che ha già aperto le porte alla produzione di modelli cinesi in Polonia e a Saragozza, il colosso italo-francese starebbe ora discutendo con un altro gigante asiatico, Dongfeng Motor, per utilizzare i propri impianti europei sottoutilizzati. Secondo le indiscrezioni raccolte dall’agenzia Bloomberg, sul tavolo non ci sarebbe solo un semplice affitto di linee produttive, bensì un vero e proprio scambio industriale a doppio senso: da un lato, la possibilità per Dongfeng di assemblare i propri veicoli in Europa – aggirando di fatto le barriere doganali imposte dall’Unione sui veicoli elettrici cinesi – e, dall’altro, la concreta ipotesi che alcuni modelli del gruppo Stellantis tornino a essere prodotti in Cina proprio grazie agli stabilimenti del partner orientale. Una strategia, quest’ultima, che segnerebbe un parziale ritorno in un mercato, quello cinese, dal quale il gruppo aveva progressivamente ridotto la propria presenza diretta.
La crisi della capacità produttiva e i siti in bilico tra Germania e Italia
Il cuore pulsante di questa trattativa, che ha già portato alcuni rappresentanti di Dongfeng a visitare impianti in Germania e Italia nelle scorse settimane, risiede nella cronica sotto-occupazione degli stabilimenti europei di Stellantis. Con un tasso di utilizzo degli impianti sceso drasticamente negli ultimi anni – alcune stime parlano di un riempimento medio che fatica a superare la soglia del 50% – il gruppo guidato da Antonio Filosa cerca soluzioni per evitare costosi stop alle linee e, allo stesso tempo, per mantenere in vita siti strategici. In questo contesto, la Germania (con gli stabilimenti Opel) e l’Italia rappresentano i terreni più fertili per un eventuale accordo. Nello specifico, lo storico stabilimento Fiat di Cassino, inaugurato nel lontano 1972, è finito sotto i riflettori come possibile candidato principale ad accogliere i volumi del costruttore cinese, un'ipotesi che ha smesso di essere considerata una semplice voce di corridoio per assumere contorni decisamente più concreti.
Il governo apre ai cinesi, i sindacati chiedono garanzie
A fugare ogni dubbio sulla natura delle interlocuzioni ci ha pensato direttamente il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che a margine di un evento sulla Motor Valley a Bologna non ha escluso l’eventualità di un coinvolgimento di Dongfeng nel sito laziale. «Siamo aperti a investitori stranieri che intendessero scommettere sul nostro Paese», ha dichiarato il ministro, confermando che il governo è al corrente dei contatti in corso. Tuttavia, mentre l’esecutivo guarda con favore all’arrivo di capitali esteri per salvare la produzione manifatturiera, dal fronte sindacale arrivano richieste di massima chiarezza. Mirko Marsella, segretario della Fim-Cisl, ha tracciato un netto distinguo tra una semplice collaborazione industriale – che lascerebbe la titolarità dell’impianto a Stellantis – e un’acquisizione totale o parziale da parte del colosso cinese. Un’eventualità, quest’ultima, che cambierebbe radicalmente gli equilibri occupazionali e strategici del sito.
L’ombra dei licenziamenti e l’attesa per il piano del 21 maggio
La trattativa con Dongfeng arriva in un momento di fortissima tensione sociale per la ex fabbrica Fiat, dove il ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali ha già decimato le buste paga dei dipendenti e messo in ginocchio un intero indotto che vive alla mercé delle commesse del gigante automobilistico. Mentre la Regione Lazio e il Consorzio Industriale cercano di arginare i danni legati alla cessazione dei contratti delle società satellite come Logitech e Tecnoservice, Andrea Di Traglia della Fiom-Cgil ha lanciato un appello affinché venga fatta luce sulle reali intenzioni del gruppo prima del 21 maggio, data in cui il CEO Filosa presenterà il nuovo piano industriale. È in quella sede, probabilmente, che si scoprirà se lo stabilimento di Cassino continuerà a produrre Alfa Romeo e Maserati o se inizierà ufficialmente a «parlare cinese», accogliendo linee di montaggio per i marchi Voyah o Nammi di Dongfeng.




