Referendum giustizia, Zanon: “Con la separazione delle carriere processo più giusto”
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Redazione Interno
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La campagna per il referendum sulla giustizia, che si terrà il 22 e 23 marzo, entra nel vivo tra iniziative pubbliche e un vivace confronto tra i comitati. Nicolò Zanon, già vicepresidente della Corte costituzionale e attuale presidente del Comitato nazionale “Sì Riforma”, intervenuto a margine del convegno “Giuristi per il Sì” svoltosi nell’Aula magna del Palazzo di Giustizia di Milano, ha ribadito con forza le ragioni di chi sostiene la modifica costituzionale. “Vogliamo migliorare i diritti dei cittadini nel processo, separando la carriera di chi giudica e di chi accusa”, ha dichiarato Zanon, sottolineando come si tratti di “due mestieri diversissimi”. Le sue parole arrivano in un momento cruciale, a circa un mese dal voto, quando il dibattito pubblico si accende e le diverse anime della società civile e forense organizzano appuntamenti per spiegare ai cittadini la portata della riforma promossa dal ministro Carlo Nordio.
La mobilitazione nelle piazze e nelle aule giudiziarie
A Milano e Roma, intanto, è già partita la campagna di affissioni del Comitato per il Sì dell’Unione delle Camere Penali Italiane. I manifesti, che campeggiano in snodi urbani ad alta visibilità come Piazza Mazzini a Roma o la zona dei Navigli a Milano, utilizzano un’immagine volutamente semplice e diretta: un arbitro di calcio che indossa la maglia di una delle due squadre in campo -1-4. “Giocatore e arbitro non devono essere della stessa squadra”, recita lo slogan che traduce in linguaggio accessibile il cuore del quesito referendario. Francesco Petrelli, presidente del Comitato Camere Penali per il Sì, ha spiegato come senza un giudice realmente terzo non possa esistere un processo equo, e come la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri sia la condizione per una giustizia credibile, fondata sull’equilibrio e sulla fiducia dei cittadini -1. Una metafora, quella calcistica, che era stata utilizzata recentemente anche da Antonio Di Pietro, il quale in alcune interviste ha ribadito che “i giudici sono arbitri, i pm giocatori” e che non possono stare nella stessa squadra, definendo la riforma necessaria e non ideologicamente riconducibile a logiche berlusconiane -9.
Il fronte del No e gli appuntamenti sul territorio
Sul versante opposto, chi invita a respingere la modifica costituzionale organizza incontri per discutere le criticità del provvedimento. A Savona, mercoledì 18 febbraio, nella Sala Rossa del Comune, la libreria Ubik ha promosso un incontro con Adriano Sansa, già magistrato, sindaco di Genova e presidente del Tribunale per i Minori di Genova -3. L’iniziativa, moderata dal giornalista Mimmo Lombezzi e con la partecipazione di Franco Zunino dell’ARCI, è curata dal Comitato per il No alla riforma Nordio. Durante la serata, dal Titolo “Il fiore della Costituzione. A proposito della ricerca del potere”, si discuterà di come, secondo i promotori, la legge sottoposta a referendum non migliorerebbe il funzionamento della giustizia, la quale invece avrebbe bisogno di più personale e mezzi, e rischierebbe di indebolire la funzione giurisdizionale a scapito dei diritti dei cittadini e del contrasto alla corruzione -3-6. Un analogo momento di approfondimento si terrà a Merate il 20 febbraio, dove le associazioni La Semina e Viviamo Merate hanno organizzato una serata dal titolo “Giustizia al voto: Oltre gli Slogan”, con l’obiettivo di analizzare sia le ragioni del Sì che quelle del No per permettere ai cittadini di formarsi un’opinione consapevole.
Il quadro dell’opinione pubblica a un mese dal voto
Mentre i comitati moltiplicano gli sforzi sul territorio, gli istituti demoscopici fotografano un’opinione pubblica in movimento. Secondo l’ultimo rilevamento dell’Istituto 'Only Numbers' di Alessandra Ghisleri per Porta a Porta, il 47,2% degli italiani che si recheranno alle urne voterebbe Sì per confermare la riforma, mentre il 43,1% esprimerebbe un voto contrario per abrogarla, con il Sì che, in percentuale sui voti validi, si attesterebbe al 52,3% contro il 47,7% del No -2. I dati mostrano un lieve incremento del fronte favorevole rispetto alla rilevazione precedente del 4 febbraio. Tuttavia, l’elemento più significativo resta l’elevata quota di indecisi – che si attesta attorno al 42,9% – e la percentuale di chi dichiara che non andrà a votare, pari al 16,8% -2. L’affluenza, che secondo alcuni sondaggi potrebbe attestarsi intorno al 40-42%, è considerata da più parti l’autentica variabile in grado di determinare l’esisto finale della consultazione -5-10. Un altro sondaggio condotto da Emg ha registrato un calo del Sì e un recupero del No di oltre sei punti, a dimostrazione di come la campagna elettorale possa ancora influenzare le scelte di voto -10. I dati, va ricordato, presentano oscillazioni anche significative tra diversi istituti e metodologie di rilevazione.




