Referendum sulla separazione delle carriere, la partita è aperta

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È ufficialmente iniziato l'iter che condurrà, secondo le previsioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio, alla chiamata alle urne tra marzo e aprile del 2026 per il referendum confermativo sulla separazione delle carriere in magistratura. I capigruppo del centrodestra al Senato, lo scorso mercoledì, hanno infatti depositato le firme necessarie per attivare lo strumento previsto dall'articolo 138 della Costituzione, l'unico in grado di confermare o respingere una legge di revisione costituzionale come quella approvata in via definitiva dal Senato il 30 ottobre. L'avvio formale del percorso referendario, che segue di pochi giorni l'approvazione parlamentare, segna un passaggio cruciale in un dibattito che ha già polarizzato il mondo giuridico e politico.

Le prossime tappe tecniche

Ora la palla passa alla Corte di Cassazione, la quale, dopo il recepimento di tutte le richieste – incluse quelle attese dall'opposizione – avrà a disposizione trenta giorni per completare le necessarie verifiche e pronunciarsi. Soltanto dopo questo passaggio, e con il conseguente decreto del Presidente della Repubblica che indirà la consultazione, si potrà avviare ufficialmente una campagna elettorale che, considerando i tempi, rischia di protrarsi per circa sei mesi, un periodo insolitamente lungo che promette di mantenere alta l'attenzione sul tema. La riforma, che modifica l'ordinamento giudiziario separando in modo netto le funzioni dei magistrati requirenti da quelle dei giudicanti, rappresenta una delle più significative innovazioni istituzionali degli ultimi decenni.

Le voci del fronte del Sì

A guidare il comitato per il Sì, schierando le argomentazioni a favore della riforma, è Francesco Petrelli, presidente dei penalisti italiani, il quale respinge con decisione le critiche più accese. “Chi sostiene che il pm perderà la propria autonomia avanza una visione apocalittica”, afferma Petrelli, convinto invece che “l'indipendenza della magistratura, al contrario, ne uscirà rafforzata”. Pur riconoscendo un vantaggio di dieci punti per il fronte del Sì secondo i sondaggi più recenti, l'avvocato ammette la consistente fetta di indecisi, circa un terzo degli elettori, su cui il comitato intende concentrare i propri sforzi. “Il nostro ruolo”, spiega, “consisterà nell'aprire uno spazio di dialogo con i cittadini, al di là della polarizzazione che ha caratterizzato il confronto finora”.

Le critiche e le preoccupazioni

Dall'altro versante, le perplessità sono profonde e toccano il cuore stesso della funzione giudiziaria. Gustavo Zagrebelsky, in un recente intervento, ha espresso una posizione netta, individuando nel disegno di legge un intento preciso. “Alla fine il punto è questo”, ha dichiarato, “il senso di questa riforma è l'intimidazione nei confronti dei magistrati”. Una dichiarazione che, accolta da applausi, sintetizza il timore di quanti vedono nel nuovo assetto un potenziale indebolimento dell'azione penale, temendo che la distinzione delle carriere possa in qualche modo limitare l'operato dei pubblici ministeri. Il dibattito, che si annuncia intenso, è destinato a occupare a lungo la scena pubblica.

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