Il centrodestra porta in Cassazione le firme per il referendum sulla separazione delle carriere

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il percorso verso la consultazione popolare che deciderà le sorti della riforma dell'ordinamento giudiziario, un tema da lungo tempo al centro del dibattito pubblico, ha compiuto un passo decisivo quando i deputati del centrodestra hanno depositato presso la Corte di Cassazione le firme raccolte per la richiesta del referendum confermativo. L’annuncio, giunto nel primo pomeriggio, ha confermato il raggiungimento del quorum necessario alla Camera, un traguardo che la maggioranza di governo ha perseguito con determinazione, conscia della posta in gioco. «Oggi, 4 novembre, alle ore 14,30 presso la Corte di Cassazione i deputati hanno presentato, per primi, le firme per la richiesta di referendum confermativo riguardo il ddl costituzionale», si legge in una nota che sancisce formalmente l’avvio dell’iter referendario, il quale, com'è noto, non abroga la legge ma chiede ai cittadini di confermare il testo approvato dal Parlamento.

Un traguardo parlamentare

L’iniziativa referendaria, che alcuni osservatori considerano il coronamento di un impegno programmatico, arriva al termine di un iter legislativo articolato, caratterizzato da quattro letture nelle aule di Palazzo Madama e di Montecitorio, le quali hanno plasmato la versione definitiva del disegno di legge. Il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, ha sottolineato di aver apposto l'ottantesima firma, un dato simbolico che supera ampiamente la soglia minima richiesta e che dimostra, al di là delle semplici cifre, una coesione di intenti all'interno della coalizione. Non si è trattato, secondo le dichiarazioni dei promotori, di una mera operazione di facciata ma di un atto politico ponderato, volto a portare direttamente all'elettorato una riforma che tocca un nervo scoperto del sistema paese.

La consegna formale

Subito dopo la comunicazione ufficiale del raggiungimento del numero legale, un gruppo di deputati espressione delle forze di maggioranza – tra i quali Sara Kelany per Fratelli d'Italia, Enrico Costa per Forza Italia e Simonetta Matone per la Lega – si è incaricato di recarsi materialmente in Cassazione per la consegna del plico contenente le sottoscrizioni. Questa fase operativa, sebbene apparentemente burocratica, segna di fatto il passaggio di consegne dal potere legislativo a quello giurisdizionale di legittimità, che dovrà ora verificare la regolarità formale della richiesta. La scelta di delegare esponenti di tutti i partiti che compongono la coalizione di governo non è stata casuale, ma intende rimarcare il carattere unitario dell’operazione.

Il parallelo al Senato

Contemporaneamente, anche al Senato della Repubblica si è registrata un'analoga mobilitazione, con i senatori del centrodestra che, a fine seduta, hanno affollato la Sala Pandini per apporre la propria firma sui moduli referendari. In quel ramo del Parlamento, come è stato riferito, le sottoscrizioni raccolte sono state addirittura cinquantanove, un numero che eccede le quarantuno necessarie e che vede tra i firmatari il capogruppo di Forza Italia, Maurizio Gasparri. Questo doppio, coordinato ingresso nelle rispettive sale dedicate alla raccolta delle firme evidenzia una regia comune e una strategia condivisa, finalizzata a dare il massimo impulso alla macchina referendaria, la quale, ormai avviata, seguirà il suo corso secondo i dettami costituzionali.

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