Giro d’Italia, Vingegaard riscrive i metri di Carì: per Piganzoli si apre la caccia alla maglia bianca
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Redazione Sport
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La salita di Carì, una di quelle ascese che spezzano le gambe prima ancora di spezzare la volontà, ha restituito un verdetto inappellabile: Jonas Vingegaard non solo vince, ma stravolge i parametri della salita. Il leader della Visma | Lease a Bike, nell’undicesima frazione di 113 chilometri partita da Bellinzona, ha piazzato l’allungo secco a 6,5 chilometri dal traguardo, e da quel momento, per chi inseguiva, è diventato solo un problema di distanza e di orgoglio ferito.
Il dato che impressiona, però, è quello che emerge dal cronometro applicato alla geografia: l’ascesa di 11,7 chilometri con pendenza media dell’8% è stata divorata dal danese in 30’50”, un tempo che cancella dalla lavagna dei primati il precedente di Adam Yates, staccato di quasi un minuto netto. Un divario che non ammette appelli, insomma, e che certifica come il corridore scandinavo abbia trovato una dimensione di potenza quasi irreale, quella stessa che, a detta degli addetti ai lavori, lo avvicina pericolosamente ai livelli espressi da Pogačar sulle rampe di Hautacam nella scorsa stagione.
Vingegaard e la strategia della gratitudine verso Piganzoli
Se la maglia rosa parla col cronometro, la sua anima, in questa frazione, ha parlato anche attraverso la figura di Davide Piganzoli. Il ventitreenne valtellinese, che al via di Nessebar in Bulgaria sembrava destinato a essere soltanto un gregario di lusso, si è invece ritagliato un ruolo da coprotagonista nelle pieghe della classifica. Lui, che è stato l’ultimo uomo a sparare il colpo di grazia assieme a Vingegaard, ha tenuto un ritmo impressionante anche dopo essersi staccato, chiudendo sesto e scalando ulteriormente le posizioni in classifica generale.
E la conferma più bella, forse, arriva dalle parole del capitano: “Sta facendo un lavoro straordinario per me, vorrei ricambiare aiutandolo a vincere la maglia bianca”. Un endorsement che suona quasi come un ordine di scuderia, considerando che il divario dal leader della classifica giovani, Afonso Eulálio, è ora ridotto a poco più di due minuti, con le montagne della terza settimana pronte a fare giustizia.
Giro, il crollo di Pellizzari e l’ascesa degli altri pretendenti
Non tutte le storie, però, viaggiano sull’onda dell’entusiasmo. Il giorno di Carì ha coinciso con la crisi più profonda di Giulio Pellizzari, il promettente scalatore della Red Bull – Bora che aveva acceso qualche speranza nelle tappe precedenti. Sulle prime rampe della salita finale, l’azzurro ha perso il contatto con i migliori, chiudendo con un passivo pesante che lo ha praticamente estromesso dalla contesa per un podio che sembrava alla sua portata.
I problemi fisici non ancora del tutto risolti hanno avuto il sopravvento su quella gamba che a Pila aveva fatto ben sperare. Nel frattempo, alle spalle del solitario Vingegaard, si è riaccesa la lotta per i gradini bassi del podio: Felix Gall ha tenuto un comportamento solido limitando i danni, mentre Jai Hindley è riemerso dall’anonimato dimostrando di avere ancora voglia di dire la sua.
I numeri e i dettagli di una giornata da record
La frazione, sviluppatasi interamente in territorio elvetico, ha regalato scenari suggestivi prima dell’acceso finale: il circuito che comprendeva le salite di Torre e Leontica ha fatto da tritacarne, riducendo a pochi gatti la fuga di giornata che aveva animato la prima parte di gara. L’azione dei gregari della Visma è stata maniacale: alla fine, quando Vingegaard è partito, nessuno ha avuto nemmeno la forza di provare ad aggrapparsi alla sua ruota.
C’è chi storce il naso di fronte a uno spettacolo così monolitico, definendolo poco emotivo rispetto alla brillantezza di altri fuoriclasse, ma i fatti parlano chiaro: quattro arrivi in salita su quattro vinti, e un record di scalata che inchioda tutti alla realtà. Vingegaard non si era presentato al Giro al top della condizione, ma i picchi di potenza espressi sulla salita di Carì raccontano di un’affinazione perfetta, di una macchina che ha appena iniziato a girare nel momento decisivo.




