Schlein candidata premier, la sfida: «Con o senza primarie»

Schlein candidata premier, la sfida: «Con o senza primarie»
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   Elly Schlein si candida alla presidenza del Consiglio e rivendica la possibilità di guidare il centrosinistra alle prossime elezioni politiche, con o senza primarie. La segretaria del Partito Democratico ha ufficializzato la propria ambizione durante l’Assemblea nazionale del partito, dichiarandosi pronta a correre per Palazzo Chigi. «Sono pronta a guidare questa comunità e a guidarla come candidata alla presidenza del Consiglio, con o senza le primarie», ha affermato nel passaggio conclusivo del suo intervento. Una presa di posizione che definisce il suo obiettivo politico e mette al centro del confronto tra le forze progressiste il metodo con cui individuare il candidato alla guida del governo.

La leadership del centrosinistra tra programma e primarie

La proposta della leader dem parte da una priorità precisa: costruire un programma comune prima di decidere chi dovrà rappresentare l’intera coalizione. «Prima il programma comune, poi ci occupiamo della guida», ha spiegato, sottolineando che chi sarà scelto dovrà guidare tutte le forze dell’alleanza e non soltanto la propria formazione politica. Per individuare il candidato alla presidenza del Consiglio, la segretaria indica due strade: riconoscere la leadership al partito che raccoglie il maggiore consenso oppure ricorrere alle primarie. Il primo criterio, nelle sue intenzioni, valorizza il risultato elettorale e il peso delle singole forze; il secondo consente invece di affidare la scelta a una consultazione popolare. La disponibilità a entrambe le soluzioni accompagna la rivendicazione del ruolo del Partito Democratico nella costruzione dell’alternativa al centrodestra.

Le primarie, se organizzate, dovranno essere una prova di partecipazione e non un’occasione di divisione. La segretaria ha assicurato che il partito non teme il voto e ha descritto la consultazione come una possibile «grande festa di partecipazione popolare», nella quale iscritti, elettori e sostenitori possano contribuire alla scelta della leadership. La questione riguarda anche gli equilibri con gli alleati, perché la candidatura alla guida del governo non può essere stabilita unilateralmente da una sola forza politica. Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, è a sua volta interessato alla premiership e sostiene il ricorso alle primarie per scegliere il candidato del campo progressista. Il confronto sul metodo di selezione si intreccia quindi con la necessità di trovare un’intesa politica tra soggetti che condividono l’obiettivo di contendere il governo alla maggioranza guidata da Giorgia Meloni.

Il caro-vita entra nell’agenda dell’alleanza progressista

Accanto alla discussione sulla leadership, l’opposizione deve affrontare una questione immediata: il costo della vita e le proteste che stanno attraversando diverse città italiane. I rappresentanti delle forze del centrosinistra hanno avviato un confronto per organizzare una manifestazione unitaria contro il caro-vita, con l’intenzione di dare una risposta politica alle difficoltà segnalate nelle piazze. L’iniziativa è stata discussa mentre i singoli partiti erano impegnati nelle rispettive assemblee e attività, attraverso contatti tra i principali esponenti dell’alleanza. La data della mobilitazione non era ancora stata definita, ma l’orientamento condiviso era quello di intervenire prima dello sciopero generale. Il tema economico rappresenta così uno dei terreni su cui le opposizioni cercano un’iniziativa comune, prima ancora della definizione completa del programma elettorale.

Nel suo intervento, la segretaria ha collegato la costruzione dell’alternativa alle richieste che arrivano da chi studia, lavora e produce. Ha rivendicato la necessità di coinvolgere cittadini, sindacati, categorie produttive, associazioni, rappresentanti del terzo settore e amministratori locali nella definizione delle proposte politiche, evitando che il programma venga elaborato esclusivamente nelle sedi dei partiti. La partecipazione esterna alle organizzazioni politiche viene indicata come una condizione per costruire un progetto condiviso, capace di tenere insieme le diverse componenti progressiste. La leader ha inoltre rivendicato il pluralismo interno come elemento distintivo del suo partito, respingendo l’idea di una formazione organizzata attorno a una sola figura e difendendo l’autonomia della propria base elettorale.

Il voto dell’Assemblea e la posizione dell’area riformista

L’Assemblea nazionale ha approvato l’ordine del giorno che individua nella segretaria la candidata del partito in caso di primarie per la premiership. La votazione si è chiusa con 578 sì, 3 contrari e 26 astenuti, formalizzando una scelta che lascia alla stessa leader il compito di rappresentare la formazione nella consultazione interna all’alleanza. L’area riformista non ha votato contro il documento, ma ha scelto l’astensione. Lorenzo Guerini, esponente di riferimento di questa componente, ha chiarito che il sostegno alla segretaria per vincere le eventuali primarie non è in discussione, distinguendo il supporto politico alla candidatura dal giudizio sull’ordine del giorno.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.