Schlein si candida a Palazzo Chigi: «Con o senza primarie». E l'assemblea dem la designa all'unanimità

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Elly Schlein ha scelto la Nuvola di Fuksas, all'Eur, per sciogliere la riserva che da settimane tiene sospeso il centrosinistra. Davanti alla platea dell'assemblea nazionale del Partito democratico, convocata a Roma, la segretaria ha ufficializzato la propria candidatura alla presidenza del Consiglio. «Sono pronta, determinata, onorata e orgogliosa di guidare questa comunità come candidata alla presidenza del Consiglio, con o senza primarie», ha dichiarato dal palco, ricevendo l'ovazione dei delegati.

Il metodo e il messaggio agli alleati

La formula scelta da Schlein non è un dettaglio retorico, ma un posizionamento politico netto. Da un lato ribadisce la disponibilità al confronto aperto con gli alleati del campo progressista, dall'altro mette nero su bianco che la corsa a Palazzo Chigi non è subordinata all'esito di un eventuale voto popolare. «Prima il programma comune, poi ci occupiamo della guida», ha scandito, precisando che chi guida l'alleanza «deve guidare tutta l'alleanza progressista, non soltanto il suo partito».

Sulle primarie, se si faranno, Schlein non mostra timori: «Non abbiamo paura della democrazia, del voto. Se faremo le primarie saranno una grande festa di partecipazione popolare, non saranno divisive».

L'ordine del giorno e il malumore dei riformisti

A dare sostanza alla candidatura ci ha pensato l'assemblea stessa, approvando un ordine del giorno che designa la segretaria quale candidata del Pd alla presidenza del Consiglio. Il via libera è arrivato con 578 voti favorevoli, 3 contrari e 26 astenuti. Il numero degli astenuti racconta di una partita interna non del tutto chiusa: l'area riformista, che aveva chiesto di aprire le primarie a più nomi del partito, ha scelto di non votare a favore del documento, pur senza arrivare a un'opposizione frontale.

Il senatore Filippo Sensi ha affidato ai social un commento stringato: «Unità sì. Unanimità no. Non c'era bisogno di forzature». La proroga del mandato della segretaria, necessaria per accompagnare il partito fino alle prossime politiche, è passata invece con una votazione online che ha registrato 602 favorevoli, un astenuto e un contrario.

La cornice programmatica e il nodo delle alleanze

Il discorso di Schlein non si è esaurito sul terreno della leadership. La segretaria ha tracciato i punti di un'agenda che intende proporre agli alleati: dal costo della vita e dei carburanti alla decarbonizzazione, dalla nuova politica industriale al sostegno ai salari a partire dal minimo, fino all'inscindibilità tra giustizia sociale e diritti civili, con il congedo paritario e il contrasto alle discriminazioni.

Sul piano internazionale ha ribadito l'impegno per un'Europa federale, capace di superare il voto all'unanimità e di dotarsi di una difesa comune, confermando il sostegno all'Ucraina contro la versione nazional-sovranista delle destre. Il percorso indicato resta quello di un programma condiviso con gli alleati, costruito senza chiudersi nelle stanze dei partiti: «Per noi è irrinunciabile che insieme agli altri alleati individuiamo un modo perché questo percorso non si faccia chiuso nelle segreterie, ma tra la gente».

Il precedente del 2023 e la posta in gioco

La candidatura annunciata alla Nuvola arriva nello stesso luogo dove, il 12 marzo 2023, era iniziato il percorso di Schlein alla guida dei dem. Da allora la segretaria ha attraversato stagioni di contestazione interna e di ricomposizione, fino a presentarsi all'appuntamento congressuale con una proroga del proprio mandato e una designazione formale della assemblea.

La scelta del «con o senza primarie» va letta anche in questa chiave: da un lato rivendica una legittimazione interna già acquisita, dall'altro lascia aperta la porta a una consultazione popolare che, se convocata, si annuncia come un passaggio ad alta intensità politica per l'intero centrosinistra. La deputata Lia Quartapelle, intervenuta alla vigilia dell'assemblea, aveva definito le primarie «uno straordinario strumento di democrazia» in un momento in cui «la destra è per la logica del capo».

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