Jamal Badah, il fotografo sopravvissuto: «Tutti intorno a me erano morti»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il fotografo Jamal Badah, il cui nome era inizialmente comparso nelle liste dei deceduti, è invece uno dei tre giornalisti sopravvissuti all’attacco israeliano contro l’ospedale Nasser di Khan Younis, un evento in cui hanno perso la vita venti persone, cinque delle quali colleghi impegnati nel proprio lavoro. Oltre a Badah, che collabora con Palestine Today, si sono salvati anche Hatem Omar e Mohammed Fayeq, i quali – nonostante le ferite riportate – hanno fornito una testimonianza diretta della tragedia. «Quando mi sono ripreso», ha raccontato Badah in un video diffuso dall’interno della struttura sanitaria, «tutti intorno a me erano morti. Nessuno si aspettava un secondo attacco».

Quell’operazione militare, stando a quanto riportato da diversi media internazionali tra cui la BBC e il Guardian, rientrerebbe nella strategia del “double tap strike”, una tattica bellica che prevede un secondo attacco a breve distanza dal primo, mirato a colpire i soccorritori e chiunque tenti di prestare aiuto. Una metodologia, questa, già osservata in altri teatri di conflitto, la cui applicazione nel caso specifico è al centro di accese discussioni.

Nel frattempo, una delegazione portoghese si è unita alla Global Sumud Flotilla, la missione navale che tenterà di raggiungere Gaza per portare aiuti umanitari e rompere l’assedio imposto dalle forze israeliane. Tra i membri dell’equipaggio figurano la deputata Mariana Mortágua, l’attrice Sofia Aparício e l’attivista Miguel Duarte, noto per il suo impegno nelle operazioni di soccorso dei migranti nel Mediterraneo

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